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L’appello a “Difesa Online“ di Mafalda Casillo: «mio fratello Simone morto per l’uranio impoverito»

Pubblicato in data: 10/1/2019 alle ore:13:50 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

Morì dodici anni fa per un linfoma, a soli 23 anni a giugno del 2006. La sorella del militare atripaldese Simone Casillo (foto), a cui è intitolato il centro Polifunzionale di via Salvi, porta avanti la battaglia e chiede che venga fatta chiarezza e giustizia: una nuova biopsia per accertare la verità che sarà effettuata a breve come assicurato dall’Osservatorio Militare che l’ha contattata dopo la lettera.

Mafalda Casillo ha scritto la lettera alla testata giornalistica “Difesa Online” nella quale lancia un appello: «mio fratello Simone morto per l’uranio impoverito» raccontando il calvario vissuto. Di seguito la lettera alla rivista:

Gentilissimo direttore mi presento sono Casillo Mafalda, sono una normalissima cittadina italiana, sono una mamma, una moglie, una figlia ed ero una sorella. “Ero” perchè mio fratello Simone è morto.

Simone era un ragazzone di due metri, partito nel 2000 come volontario VFP. Non le sto a raccontare la gioia di mio fratello il giorno che è entrato in caserma (la “Lollighetti” di Trani), proveniamo da una famiglia di militari!

Comunque Simone viveva in quella caserma, dove vi erano mezzi e materiale proveniente dai Balcani, allora non si sapeva nulla di ciò che si usava in quella guerra. Simone addetto al centralino e viveva vicino al rimessaggio di questi mezzi.

Dopo un anno fece le selezioni per passare in polizia… Carissimo direttore da quel giorno è iniziato il nostro incubo. Durante le visite gli fu riscontrata una macchia ai polmoni, non le racconto tutta la trafila che abbiamo fatto, ma le dico che quella macchia era un Linfoma di Hodgkin al 4 stadio al Mediastino.

In quel periodo, per quanto brutta la notizia, ci aggrappammo alla speranza che non fosse un tumore incurabile. Simone comunicò ai suoi superiori la diagnosi poi confermata dall’ufficiale medico dell’ospedale militare di Caserta. Il chirurgo che operò mio fratello all’epoca ci parlò per primo della possibilità di essere entrato in contatto con materiale radioattivo, siccome la posizione del Linfoma era particolare, sentì per la prima volta l’Uranio impoverito.

Simone faceva chemioterapie e radioterapie, ogni tot giorni si doveva presentare in caserma, rimanerci per una giornata e poi ritornare a casa, tutto questo per un anno e mezzo. Infine fu richiamato in caserma e congedato per malattia, come se fosse un pezzo difettoso.

Caro direttore, quel giorno vidi negli occhi di mio fratello il dolore, la sconfitta, quello che la malattia non gli aveva inferto, lo avevano fatto gli uomini che lo comandavano e che lui rispettava.

A distanza di 16 anni risuonano ancore nelle orecchie le parole del comandante, come se la colpa fosse di Simone: “Sei fortunato se il ministero non ti richiede indietro i soldi degli stipendi…”. Ci congedò così!

Nessuno ci parlò mai dei diritti che Simone aveva come militare ammalatosi in caserma. Lui si è ammalato in quella caserma e da studi fatti insieme ai medici sappiamo che il linfoma di Simone è tra quelli che può essere causato dall’Uranio impoverito, mio fratello per un anno e più lo ha inalato costantemente tutti i giorni.

Per pura coincidenza a marzo del 2018 ho ricevuto una telefonata da parte di un ufficiale della difesa che voleva parlare con mio fratello, perchè la sua pratica era ancora aperta… Pratica, quale pratica? Non c’era nessuna pratica a nome di Simone?!!!

Da lì è iniziato un percorso, se si può, ancora più doloroso, fatto di ricordi dolorosi e di scontri contro una burocrazia ottusa chiusa nella sua mentalità, nella sua omertà.

Le ho scritto perché, come Simone, ci sono tanti ragazzi che hanno lottato. Alcuni hanno perso ed altri, più fortunati, hanno vinto la loro battaglia contro la Sindrome dei Balcani.

Mi chiedo perché siamo “orfani” (lo so che non è il termine giusto, ma non esiste un termine per definire chi perde un figlio o un fratello) a causa dell’omertà su delle procedure che dovevano essere applicate d’ufficio per legge e che per ordini superiori venivano taciute?

Oggi io combatto per quella legge, combatto nel nome di Simone perchè l’esercito gli dia giustizia. Lotto per indossare quella divisa che era tanto cara e simbolo di orgoglio per mio fratello, per portare avanti il suo nome ed il suo sogno.

La ringrazio se troverà il tempo di leggere questo lungo messaggio, se vorrà ascoltarmi sarò a sua disposizione. Spero che lei mi dia voce, visto che nessuno ascolta le vittime dei Balcani.

In fede

Casillo Mafalda

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