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Don Fabio “prete barricadero” finisce al centro dello scontro politico sui migranti tra Lega e Prc

«Non mi sento un prete barricadero, non mi dà fastidio e né mi piace. Se barricadero significa parlare, evidenziare e portar avanti quelli che sono i valori del Vangelo quali l’accoglienza, l’integrazione e l’amore allora mi sta bene». A parlare è don Fabio Mauriello, parroco della chiesa madre di Sant’Ippolisto Martire di Atripalda, finito al centro di uno scontro politico per l’omelia pronunciata durante la messa per i festeggiamenti di Sant’Antonio in città. La frase “incriminata”: «Se ci fosse stato allora il Decreto Sicurezza – aveva dichiarato dall’altare don Fabio – Sant’Antonio non sarebbe arrivato in Italia da San Francesco». A distanza di giorni Don Fabio chiarisce: «Sant’Antonio non era diretto in Italia, ma in Terra Santa. Fu un naufragio, sbarcò per necessità. Sia il Prc che la Lega devono stare tranquilli, non volevo in nessun modo far un’omelia politica ma semplicemente era una battuta e un commento personale su quello che è la legge attuale. Capisco che come sacerdote quando uno parla viene colto tutto quello detto. Ma chi stava in chiesa ha ascoltato le mie parole. Il mio modo di parlare non era né politico né partitico ma di rompere il ghiaccio su un’omelia che è stata incentrata tutta sulla figura di Sant’Antonio per quello che ha fatto per la gente del suo tempo». Fin qui Don Fabio, ma la Lega Avellino, con il dirigente provinciale Errico Venezia attacca: «Sant’Antonio era Portoghese, quindi Europeo, con libertà di muoversi all’interno dei confini europei e la discussione già potrebbe terminare qui. Ma andiamo avanti. Fu battezzato nella Cattedrale di Lisbona, dove da bambino fu avviato alle letture sacre. E’ stato ed è l’emblema del cattolicesimo; fine teologo; uomo di pace; vissuto in un periodo storico in cui certamente i musulmani non erano presenti in Italia. Come si fa a paragonare, in pratica, con questa affermazione, Sant’Antonio ai migranti che per l’80%, almeno, non hanno diritto a stare in Italia, in quanto, secondo le normative europee, hanno diritto al riconoscimento di status di profughi chi proviene da guerre, repressioni, persecuzioni etniche, politiche o religiose? Sant’Antonio anche con il Decreto Sicurezza di Salvini, state tranquilli, mettetevi il cuore in pace, sarebbe stato accolto a braccia aperte dagli Italiani!».

A difesa del pensiero di Don Fabio invece c’è l’ex consigliere comunale Luigi Caputo del Partito delle Rifondazione Comunista Atripalda e del comitato provinciale: «Con un’immagine efficace il parroco di Atripalda ha preso posizione contro le norme in materia di immigrazione targate Salvini. Bene. Oggi più che mai è doveroso affermare e testimoniare, nella maniera più larga possibile, i valori di umanità e dignità che sono alla base della nostra Costituzione. E’ necessario che tutte le culture in dissenso rispetto al corso autoritario e xenofobo della Lega e dei suoi alleati  trovino, ognuna secondo le proprie sensibilità, momenti di incontro e occasioni per iniziative comuni. La politica del governo sull’immigrazione cadrà, in primo luogo, sotto il peso di insanabili contraddizioni interne. Tuttavia non si può assistere inerti al compiersi di questo percorso, che non si preannuncia breve, pena il rendersi complici di una rottura di civiltà che già oggi si sta consumando nel Paese».

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