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Don Fabio, dopo Prc anche Sinistra Italiana Atripalda si schiera con lui. Il parroco spiega la scelta nella processione di far posizionare le autorità davanti la statua di Sant’Antonio

Pubblicato in data: 5/7/2019 alle ore:07:00 • Categoria: Attualità

«Un tranquillo prete di provincia che fa un’omelia in cui, svolgendo onestamente il proprio compito pastorale, affianca la figura di Sant’Antonio naufrago a quella dei poveri cristi che vagano e muoiono in mare, diventa, nei commenti di qualcuno, il prete progressista amico degli extracomunitari». Parte da qui l’intervento di Sinistra Italiana Atripalda a difesa del parroco della chiesa madre, Don Fabio Mauriello. Il partito di Nicola Fratoianni, che in città fa riferimento alle figure dell’ex assessore Luigi Adamo e Marco Genovese, interviene nello scontro politico scoppiato tra Prc e Lega, per l’omelia pronunciata da don Fabio durante la messa per i festeggiamenti di Sant’Antonio. Questa la frase “incriminata”: «Se ci fosse stato allora il Decreto Sicurezza – aveva dichiarato dall’altare don Fabio – Sant’Antonio non sarebbe arrivato in Italia da San Francesco». A distanza di giorni il parroco aveva poi chiarito che: ««Sant’Antonio non era diretto in Italia, ma in Terra Santa. Fu un naufragio, sbarcò per necessità. Sia il Prc che la Lega devono stare tranquilli, non volevo in nessun modo far un’omelia politica ma semplicemente era una battuta e un commento personale su quello che è la legge attuale. Capisco che come sacerdote quando uno parla viene colto tutto quello detto. Ma chi stava in chiesa ha ascoltato le mie parole. Il mio modo di parlare non era né politico né partitico ma di rompere il ghiaccio su un’omelia che è stata incentrata tutta sulla figura di Sant’Antonio per quello che ha fatto per la gente del suo tempo. Non mi sento un prete barricadero, non mi dà fastidio e né mi piace. Se barricadero significa parlare, evidenziare e portar avanti quelli che sono i valori del Vangelo quali l’accoglienza, l’integrazione e l’amore allora mi sta bene». Ora Sinistra Italiana Atripalda scrive: «E’ difficile non riconoscere che esiste una larga fetta di italiani che sono convinti che gli immigrati siano il problema più serio che abbiamo, l’origine di tutti i mali. E come può essere diversamente, se tutti i giorni l’allarme lo lancia il governo con in testa il ministro dell’Interno che parla solo di quello, con a fianco una schiera di propagandisti senza scrupoli ed altre frange di destra squadrista a cui non pare vero che la storia dia loro un’altra possibilità di menare le mani contro i deboli? Ormai ogni espediente è buono pur di fare consenso sulle tragedie di altri esseri umani. Stare dalla parte di Carola, tra l’altro scagionata dal reato di resistenza, e dei poveri naufraghi non è una questione ideologica o di credo religioso. E’ solo  umanità».
Oltre alla frase “incriminata” al centro del discussione cittadina c’è stata anche la scelta del parroco in occasione dell’uscita della processione in onore a Sant’Antonio. Una scelta che molti hanno letto legata all’Abellinum Pride svoltosi in città. Don Fabio infatti al momento della processione ha richiesto alle autorità politiche, sindaco in primis, di precedere il santo e non come usanza vuole di posizionarsi dietro la statua. Ma il parroco chiarisce: «Ho solo detto che l’amministrazione comunale, il sindaco e i comandanti di carabinieri e vigili si dovevano mettere davanti così evitavano che qualcuno potesse ulteriormente chiacchierare sulle vicende del Pride. Nel senso state avanti, pregate ed evitate di farvi interrogare su questa cosa. Questo era il senso. Nessuna polemica con il Pride che è stata una vera festa dell’integrazione».

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