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Il futuro dell’ex convento di Santa Maria della Purità ad Atripalda accende il dibattito in città

Pubblicato in data: 11/12/2019 alle ore:07:00 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

Il futuro dell’ex convento di Santa Maria della Purità ad Atripalda accende il dibattito in città. L’idea sposata dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Spagnuolo di destinare uno dei palazzi più antichi e storici della città, vincolato dalla Soprintendenza, per aiutare famiglie e persone bisognose sta dividendo l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari. Il Comune del Sabato, con la “Fondazione Conservatorio Santa Maria della Purità”, proprietaria dell’immobile, l’associazione “Don Tonino Bello onlus” e il Coordinamento provinciale “Arci. Progetto e.co.re. – Emporio Comunità resiliente” è pronta a sottoscrivere un protocollo d’intesa per «porre in essere forme di collaborazione per l’apertura di uno spazio di comunità nella struttura di via Cammarota con servizi rivolti alle fasce deboli, dove promuovere un insieme di attività di garanzia sociale nell’interesse di minori, persone e famiglie in difficoltà per una concreta possibilità di superare le condizioni di vulnerabilità sociale». Ma sui social impazza il botta e risposta tra chi critica l’idea dell’amministrazione e chi la sostiene.
«Il convento non si tocca» scrive sulla pagina di Facebook di “ABC Atripalda Bene Comune” Roberto Renzulli, fondatore e amministrazione della nuova pagina web che punta a denunciare le problematiche cittadine per migliorare Atripalda. «Chiediamo che la convenzione venga ritirata – scrive -. Chiediamo alla Fondazione di rivedere il progetto. Ricordiamo alla Curia che è un luogo di culto. Ricordiamo che per il mercatino etnico c’è posto nel Mercatino Rionale. Ricordiamo che già esistono strutture che si occupano di indigenti e che queste funzionano e non sono affatto “superate”. Chiediamo di individuare progetti validi, realizzabili idonei alla struttura come la scuola di specializzazione o convitto per giovani studenti, università, conservatori, centro studi ecc ecc». L’ex consigliere Lello La Sala invece evidenzia come: «Ogni iniziativa può essere utile, opportuna e perfino necessaria ma deve essere collocata in una visione complessiva, strategica della città. È su questo che sarebbe auspicabile un confronto e una riflessione che coinvolga tutti. Ed è questo che mi pare manchi o sia scarsamente evidenziato. Il problema non è, dal mio punto di vista, mercatino etnico, etico, per i poveri nel conservatorio di S. Maria della Purità oppure no o altrove, ma perché e entro quale disegno o ridisegno  delle vocazioni dei luoghi, del peso urbanistico, del progetto, dell’ idea di una realtà che per ora fatica a trovare o ritrovare una identità e una funzione. E che si candida ad essere,  se non si interviene con tutte le risorse disponibili, periferia della periferia della periferia di Napoli». Favorevole invece Serena Borea che invita a vedere il lato positivo: «L’idea del mercato solidale nel convento mette insieme spirito di solidarietà con la volontà di utilizzare degli ambienti che fino ad oggi non hanno una destinazione definita. Il convento è un bene con più di 70 di età appartenente ad un ente ecclesiastico religioso (prima) e ad un ente pubblico (poi) quindi è sottoposto alle normative in materia di tutela da parte della Soprintendenza che dovrà autorizzare i progetti e le destinazioni d’uso future. Gli ambienti da destinare al mercatino solidale sono gli ambienti del primo livello, dove prima abitavano le suore, che durante il corso dei decenni hanno subito numerosi cambiamenti, quindi la nuova destinazione d’uso non comporterebbe numerosi stravolgimenti. Credo che il mercatino rionale non sia adatto,  molti ambienti sono occupati e mi sembra che le stanze rimaste vuote sono molto piccole».

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Una replica a “Il futuro dell’ex convento di Santa Maria della Purità ad Atripalda accende il dibattito in città”

  1. Peppo ha detto:

    idea che fa ridere.
    Prima di preoccuparsi degli assistenti sociali (perchè di questo si stratta) si preoccupassero dei cittadini Atripaldesi che aspettano cultura, opportunità, ricerca, start-up, socializzazione e spazi associativi.
    Dopo aver garantito cultura e servizi ai cittadini che pagano le tasse, si può pensare agli altri

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