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Dolore e lacrime nel giorno dell’addio al docente, scrittore e poeta Goffredo Napoletano

Pubblicato in data: 16/1/2020 alle ore:07:00 • Categoria: CronacaStampa Articolo

«E’ stato un educatore di molte generazioni, colui che ha formato i giovani alla vita, facendoli crescere in quei valori che fanno parte della nostra cultura, del nostro modo di vivere e di contribuire a far migliorare e crescere questa società». A parlare è il vicario del vescovo di Avellino, Don Enzo De Stefano, che ieri  pomeriggio ha officiato nel Duomo del capoluogo il rito funebre di Goffredo Napoletano, il docente di storia e filosofia, scrittore, poeta e intellettuale scomparso a 80 anni. L’ultimo saluto che la città ha voluto tributare a quel “custode gentile del centro storico” di Collina della Terra, profondo conoscitore del capoluogo dove viveva in via Seminario. E in tanti si sono stretti intorno alla famiglia, alla moglie Gerarda Iannaccone, ai figli Elvira e Giovanni, alla sorella Carmela, alla nuora Maria Linda De Chiara e agli adorati nipoti.
Il parroco sottolinea l’amore di Goffredo Napoletano per il centro storico: «questo centro storico che tanto ci fa discutere ancora oggi. Mi colpì che il nostro vescovo Aiello, la prima volta che celebrò messa qui, incoraggiò la comunità e i pochi ma molto attivi e vivi giovani del luogo, dicendo che si trovavano nel centro storico che stava diventando la periferia della città. Li invitò ad impegnarsi per recuperare la nostra storia che è passata attraverso queste strade. Mi ha colpito anche la parola intellettuale, una persona che sa interpretare la realtà e dà il suo contributo per trasforma e migliorarla. E Goffredo era questo in questa realtà in cui viviamo. Per cui prendiamo esempio dalle persone che sanno vivere il proprio impegno e responsabilità e che sanno dare, forse anche inconsapevolmente, il proprio contributo alla crescita di una città e comunità». Dopo la messa parole toccanti sono state pronunciate da Franco Festa che ne ha tratteggiato la figura: «Goffredo era per noi il custode di questo luogo, del centro storico. Un luogo esposto, fragile, solitario, tradito in questa città. Quello che dovrebbe essere il cuore vivo di questa città è il margine estremo. E come se Goffredo in un giardino avesse preso l’angolo più abbandonato e avesse deciso di curarlo ogni giorno. E Goffredo ha fatto questo per anni e anni, custode attento di questa parte che nessuno curava. Ora immaginate che cosa possa significare per questo luogo il venir meno della figura di Goffredo. Una perdita che non credo si possa raccontare. Lui, insieme a qualche altra piccola figura, teneva viva nel cuore degli avellinesi, che hanno un cuore di pietra, ricordando con toni appassionati che cosa fosse questo luogo. Goffredo era un intellettuale straordinario, attento alla bellezza della vita, il Professore per tanti alunni, il custode attento e gentile anche in quel caso delle anime di quei ragazzi. Resta nell’impegno, nella vita e nella responsabilità di ognuno di noi. Ora tocca a noi divenire i custodi gentili di questo luogo».
Poi l’uscita della bara dal Duomo accompagnata dal canzone “Bella Ciao” suonata da un megafono. La messa del settimo mercoledì prossimo alle ore18.

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