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Polemica di San Sabino, il sindaco Giuseppe Spagnuolo replica a don Fabio: «I tanti falò simbolo di unione, aggregazione e devozione verso il Patrono». Fotoservizio

Pubblicato in data: 10/2/2020 alle ore:10:30 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

«I tanti falò non rappresentano la divisione della comunità perché storicamente ogni quartiere di Atripalda si è sempre allestito il proprio focarone. Si rinnova così ogni anno questa volontà di  ogni quartiere di ritrovarsi intorno al falò come segno di devozione verso il Santo Patrono». Il sindaco Giuseppe Spagnuolo non condivide la reprimenda dal parroco della chiesa madre don Fabio Mauriello che sabato durante l’omelia della messa in via Tufara dinanzi la statua del Santo e dell’ampolla che contiene un pezzo di ossa del Santo donata dai frati di Montevergine alla vigilia dei festeggiamenti per il Santo Patrono di Atripalda, San Sabino Vescovo, aveva tuonato «La comunità è divisa. I focaroni sono aumentati non perché è aumentata la fede per il Santo ma perché ognuno pensa di fare le cose meglio degli altri, solo per apparire». Una lettura del boom delle richieste di accensione dei “focaroni”, quasi trenta che hanno illuminato e riscaldato i cuori dei fedeli sabato sera. E il primo cittadino, già sabato sera, al momento dell’accessione del grande falò allestito dall’amministrazione in piazza Umberto , nel prendere la parola dopo la benedizione di don Fabio, che aveva ribadito il suo messaggio, ha preso le distanze dal parroco. «La città non è divisa e i falò non dividono ma uniscono – commenta il sindaco -. Questa volontà di allestire i falò è sentita. Ritrovarsi intorno ai focaroni è un segno di devozione e di fede verso San Sabino. Non certo di divisione, anzi di aggregazione nei propri quartieri, così come è stato storicamente».
Spagnuolo non vuole entrare in contrasto con il parroco assicurando perciò che: «per il prossimo anno possiamo provare ad unificare qualche falò tra quelli più vicini tra loro. Ma l’importante è continuarli a vivere come segno di unità e di aggregazione di ogni quartiere e della città».
Posizioni poi che ieri sembrano avvicinarsi visto il parroco durante la Santa Messa nella chiesa madre di Sant’Ippolisto Martire ha ribadito nell’omelia: «ben vengano trenta falò, se servono per sghiacciare i nostri cuori e per unirci ancora di più. Non mi sto contraddicendo rispetto ad ieri, voglio dare una voce ancora più grande a quella del sindaco di ieri che sollecitava anche lui la comunità a vivere questi segni della tradizione come segni di unità e non come segni di divisione». Poi Don Fabio ha annunciato anche che il Comitato festa ha rassegnato le dimissioni.
All’accensione del falò di sabato sera in piazza, il vicesindaco Anna Nazzaro, delegata all’Istruzione, ha portato con se per mano due bambini cinesi  che appartengono alla comunità atripaldese e iscritti all’Istituto comprensivo “De Amicis-Masi”.
E proprio il falò di San Sabino in via Tufara organizzato dal dottor Sabino Aquino ha riunito sabato sera il sindaco di Atripalda con il primo cittadino di Avellino Gianluca Festa. Festa non è voluto mancare al falò che si accende lungo la cinta muraria di Abellinum, dove si trovano le radici del capoluogo irpino. Un’occasione per i due primi cittadini di confrontarsi su alcuni temi come l’inquinamento e le azioni da mettere in comune, l’ampliamento del ponte delle Filande e il progetto di  sostituire il passaggio a livello di via Appia con un ponte in acciaio sopraelevato.
Ieri mattina, nel giorno della Festa, nella chiesa madre di Sant’Ippolisto Martire Santa messa presieduta dal parroco Don Fabio. A seguire c’è stata la processione organizzata dal Comitato Festa per le vie della città con le statue dei due Santi portate a spalla dai fedeli, quella di San Sabino Vescovo e San Romolo Diacono. La sera infine dopo la messa, distribuzione ai fedeli della Santa Manna. I parroci hanno segnato la fronte dei fedeli con la Santa Manna, un liquido benedetto che si dice, sia il sudore delle ossa di San Sabino.

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