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Coronavirus, l’appello di Gabriele De Masi: «Esponiamo il Volto Santo di Gesù sull’altare della chiesa madre di Atripalda per invocare la fine della pandemia»

Pubblicato in data: 7/4/2020 alle ore:10:52 • Categoria: Attualità

«Esponiamo il quadro raffigurante il Volto di Gesù durante la Settimana Santa sull’altare della chiesa madre di Sant’Ippolisto Martire di Atripalda per proteggere la città dalla pandemia». Così come fatto in Vaticano durante la messa di domenica e prima ancora durante l’“Urbi et Orbi” quando Papa Francesco ha esposto a San Pietro il Crocifisso miracoloso di San Marcello che avrebbe salvato Roma dalla peste nel Cinquecento, in città arriva l’appello di mostrare ai fedeli il quadro raffigurante il Volto Santo di Gesù che negli anni ’50, a seguito di un presunto sanguinamento, fece gridare al miracolo richiamando tantissimi fedeli oltre i confini provinciali e regionali. «Il Volto Santo è stato, per Atripalda, l’Irpinia, la Campania e oltre, un grande momento di intensa, sincera preghiera e di devozione popolare. Ad una nostra comitiva di pellegrini  giunti a san Giovanni Rotondo, padre Pio, chiedendo da dove venissero, e saputolo, rispose.” Voi avete il Volto Santo, che venite a fare da me?” – racconta il professore Gabriele De Masi, giornalista, studioso e poeta, memoria storia della città -. A questo Volto, coronato di spine e rigato di sangue, abbiamo tutti alzato preghiere e voti. Sia, in questa Settimana Santa, occasione di fede rinata nei luoghi della nostra storia di santi e di martiri. La preghiera dei semplici è ben accetta al Cielo. Come, Francesco Saverio, per stare  in compagnia di Gesù. Noi, tutti chiusi in casa e il Volto, pregato, sull’altare della Chiesa Madre».
L’effige è custodita all’interno dell’ex Convento di Santa Maria della Purità dove ha sede anche la “Fondazione Volto Santo” che gestisce l’ex Convento guidata da un Consiglio di Amministrazione composto dal parroco della chiesa madre di Sant’Ippolisto Martire, Don Fabio Mauriello, dall’ex sindaco e medico Aldo Laurenzano e dall’imprenditore tessile atripaldese Enzo Angiuoni trapiantato dagli anni ’60 in Brianza, cittadino onorario di Atripalda.
Il mistero del Volto Santo nasce nel 1959 quando la litografia su negativo raffigurante il volto di Gesù fu donata da un frate del convento di San Giovanni Battista, padre Bonaventura, ad una nobildonna atripaldese benefattrice del convento, la signora Maria Di Marzo Belli. Il sanguinamento dell’effige risalirebbe al 28 maggio del 1959, giorno del Corpus Domini. Lacrimazione che avvenne anche nei mesi successivi. Si gridò al miracolo ma la chiesa rimase prima cauta e prudente, poi invece chiuse alla possibilità che si trattasse di un miracolo. Nel 1965 il quadro fu poi affidato per disposizione del vescovo di allora Gioacchino Pedicini, che aveva istituito anche un commissione d’indagine sul fenomeno del sanguinamento che nei fatti né stroncò il miracolo, alle suore del Convento di via Cammarota. Le suore hanno custodito l’immagine che non è stata mostrata mai più alla città.
Ma la fede e la devozione popolare verso l’effige Santa è stata sempre molto intensa in città nonostante i tanti dubbi e interrogativi sulla vicenda. Una devozione presente anche sui social network dove è attiva una pagina “Volto Santo di Atripalda” e gruppi che invitano ad esporre l’immagine di nuovo ai fedeli come “Atripalda Bene Comune”.

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