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Furti ad Atripalda, l’ex consigliere Luigi Caputo (Prc) attacca: “Ladri di biciclette e ladri di futuro. Amministrazione assente, evanescente e impalpabile”

Pubblicato in data: 14/7/2020 alle ore:07:00 • Categoria: Cronaca, Politica, Prc

No, De Sica e Zavattini non c’ entrano, e con loro la grande stagione  del cinema neorealistico. E, purtroppo,  non è nemmeno un film. Ad Atripalda si rubano biciclette. E’ cronaca ( dei giorni scorsi), nella sua nuda e bruciante  essenza.  E allora scatta, comprensibilmente la richiesta (soprattutto quando vittime di determinati comportamenti sono bambini e ragazzi), purché non si tramuti in riflesso d’ordine, di maggiori controlli.  E tuttavia ci sembra necessario fare un passo avanti e  chiedersi come sia stato possibile giungere a questo punto, che evoca una triste profezia del prossimo futuro, se non avverranno cambiamenti profondi nelle  politiche di governo della società.  Atripaldesi o no i loro autori, i furti di biciclette ci riportano a uno scenario post- bellico,  fatto di distruzione, fame e miseria.  Fra chi di fronte ad esso  rimane impassibile vi  è sicuramente la compagine guidata dal sindaco Spagnuolo G. Un’ Amministrazione comunale assente, evanescente, impalpabile. Estranea, soprattutto. Un’amministrazione,  che dopo essersi di fatto autocommissariata durante il periodo dell’ emergenza più acuta ( quando ha operato una sorta di delega di governo agli uffici), è  passata dal sonno del lockdown permanente a una parola d’ ordine  ( fatta propria pienamente anche dalla minoranza) per il rilancio della città: questa parola, ripetuta in maniera ossessiva, è: commercio. Come se Atripalda fosse una sorta di one-company town, e non una comunità composita e stratificata,  fatta di tante categorie (lavoratori dipendenti, studenti,  professionisti, casalinghe, disoccupati), verso le quali non si spendono né  parole né  tanto meno fatti; e come se le stesse attività commerciali potessero prosperare senza un ambiente vivibile, servizi funzionanti, trasporti efficienti, un minimo di offerta culturale.  E, ancora, come se bastasse inseguire invece il  sogno di una grandeur  lontana  che si cerca di resuscitare artificiosamente con iniziative di dubbia qualità (come la campagna pubblicitaria  “Atripalda riparte”) e sostanzialmente fini a se stesse. Tutto ciò mentre l’ Ente continua ad esternalizzare funzioni e servizi di propria  competenza:  da ultimo, la ricognizione di fondi e accantonamenti  di bilancio, dopo aver già conferito all’esterno l’ accertamento dell’ evasione dei tributi e la stessa predisposizione degli stipendi del personale. Un ente che non ha aggiunto nemmeno un euro  ( a differenza di altri Comuni della provincia) ai fondi governativi stanziati per i buoni spesa volti a fronteggiare l’emergenza Covid e che in compenso  nel periodo natalizio elargisce contributi di ben ……25 ( dicasi venticinque) euro in favore delle famiglie povere. Sembra quasi che sulla povertà (degli altri) a qualcuno piaccia lucrare per celebrare,  al momento opportuno,  i riti di un clientelismo sfrenato  in odor di voto di scambio. Strategia efficace nell’immediato,  probabilmente, ma che alla lunga rischia di rivelarsi un boomerang per i suoi artefici. Perché quando si mortifica, sistematicamente, la dignità delle persone,  le reazioni possono essere  sorprendenti e anche incontrollate.

Luigi Caputo

Partito della Rifondazione Comunista Atripalda

Comitato Politico Provinciale – Federazione Avellino

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