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Festeggiamenti San Sabino, il vescovo di Avellino Arturo Aiello nell’omelia si rivolge ai giovani «abbiate rispetto della vostra vita e di quella degli altri». Foto

Pubblicato in data: 19/9/2020 alle ore:18:37 • Categoria: Attualità

«Tutti siamo disorientati, il Covid in poco tempo ha abbattuto tutte le costruzioni che a noi sembrano possenti e salde. Ma c’è un popolo particolarmente sguarnito nell’affrontare la vita, in questi tempi ancora di più, ed è il popolo dei nostri giovani». A loro si rivolge il vescovo di Avellino, Monsignor Arturo Aiello, durante l’omelia pronunciata in occasione dei Festeggiamenti di mercoledì scorso in onore di San Sabino Vescovo, Patrono di Atripalda.
Dal palco allestito in piazza Umberto I dove è stata collocata la statua del Santo, dinanzi a tantissimi fedeli accorsi per pregare durante la Santa Messa serale, Sua Eccellenza si è rivolto a San Sabino per chiedere di avere «uno sguardo speciale per i nostri giovani». Ha ricordato gli ultimi episodi di cronaca nera, dal pestaggio mortale del giovane Willy e del fratello che sperona la sorella in una follia omicida e del giovane suicida a Serino. «Sono cose che atterriscono, che pesano gravemente sul cuore di ogni pastore. Che sta succedendo nel cuore dei nostri giovani? A che cosa li stiamo educando se poi dinanzi alla difficoltà diventano così fragili. Gridi di disperazione». Interrogativi di una profonda riflessione durante la quale poi rivolgendosi ai giovani dice «abbiate rispetto della vostra vita e di quella degli altri».
Evidenzia i limiti di una società divenuta “analgesica” dove si evita il dolore «perciò è difficile educare i nostri figli quando abbiamo sempre evitato loro il dolore. Per cui dobbiamo educare all’amore della vita. E l’insegnamento che forse lascerà il Covid è di portare attenzione a gioie più semplici, senza cercare esperienze che portino all’alcool, alle droghe e senza correre, tutte cose contro la vita».
Elogia poi l’opera di San Sabino: «Si è pastori e padri sempre anche oltre la morte. Questo vale sempre per i nostri defunti e anche per i nostri Santi, come San Sabino che si preoccupa dei propri fedeli anche se sono passati tanti secoli dalla sua partenza. Il pastore ha a cuore la vita».
Dietro all’altare ad ascoltare le parole di speranza di Monsignor Aiello i parroci Don Ranieri Picone e don Fabio Mauriello. In prima fila, tra i trecento posti a sedere distanziati e allestiti dal Comune, le autorità civili e militari con il sindaco e l’amministrazione comunale. Circa mille i fedeli in tutto in piazza che con animo di speranza, indossando la mascherina e mantenendo il distanziamento, hanno ascoltato la Messa e le parole pronunciate dai tre pastori attorno all’area delimitata per i posti a sedere. «Chi scriveva l’epitaffio sulla tomba di San Sabino del VI secondo diceva nessuna tomba può chiudere la gloria. A dire che già nell’immediato della morte di San Sabino la percezione della sua vita Santa era del suo essersi speso completamente per il popolo come fa il buon pastore per il suo gregge. Queste erano esperienze diffuse e chiare alla comunità cittadina e diocesana. Una tomba non chiude la memoria. Noi ci ritroviamo dopo tanti secoli in questa memoria della prima traslazione del corpo di San Sabino. A Dio interessa il tuo dolore, il dolore del gregge diventa il dolore del pastore che a cuore la vita. Per cui San Sabino – conclude – fai innamorare di nuovo i giovani della vita e di tutte le sue espressioni».

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