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Consorzio dei Servizi Sociali A5, dopo l’elezione di Vito Pelosi parla Nancy Palladino: «Non c’era alcun accordo politico tra Pd e Iv, anzi se ci fosse stato io non ne ero a conoscenza»

Pubblicato in data: 18/10/2020 alle ore:10:07 • Categoria: Attualità

«Non c’era alcun accordo politico tra Pd e Iv, anzi se ci fosse stato io non ne ero a conoscenza. Eppure faccio parte del Partito Democratico che nel Cda del Consorzio del piano di zona sociale A5 è il partito di maggioranza relativa con ben cinque consiglieri su dieci. Penso invece che ci sia stata più una richiesta da parte di una parte del territorio del Consorzio, e io mi riferisco all’area del serinese solofrano. Una richiesta già arrivata lo scorso anno in occasione della mia elezione a presidente quando Montoro si era proposto. Quindi penso ci sia stata più una richiesta a voler rappresentare la carica apicale. Escludo e non parlerei di accordo politico», A parlare a due giorni dall’elezione al vertice del Consorzio A5 del sindaco di Serino Vito Pelosi è il presidente uscente Nancy Palladino. Una vita e un impegno il suo nel sociale. Assessore alle politiche sociali del Comune di Atripalda, la Palladino analizza l’esito del voto che ha visto sfumare la sua rielezione al vertice dopo appena un anno di presidenza e smonta ogni possibile intesa nata sull’asse Pd-IV. «Non parlerei assolutamente di accordo politico, perché gli accordi politici devono essere legittimati nelle sedi opportune e non è stato questo il caso. Più che altro posso immaginare che qualcun altro abbia potuto agire in autonomia, assumendo un po’ il ruolo di leader del giorno o di se stesso, e questo mi dispiace, ma non è stato autorizzata né legittimata da nessuna parte questa decisione. Il Pd ha sempre deprecato, come con la composizione della lista alle regionali, i trasformismi, gli inciuci e il trasversalismo e non vorrei che poi si predica bene ma si razzola male». Esclude quindi che possa essere rimasta vittima di strascichi delle elezioni regionali: «Io sono stata da sempre del Pd, a cui ho aderito convintamente, e anche nelle regionali ho fatto il dovere della militante, facendo campagna elettorale e sostenendo il partito. Tanto è vero che il Pd ad Atripalda ha ottenuto un risultato buono, raccogliendo 750 voti, anche se eravamo rimasti in pochi abbiamo dimostrato di avere ancora qualcosa da dire. Se qualcuno invece ritiene che il partito si debba sostenere come questa persona vuole, allora è finito il senso della militanza». Non si dichiara delusa ma «sorpresa sì perché tutto lasciava presagire una continuità sia perché il Cda eletto il 5 ottobre dall’assemblea dei sindaci è un consiglio che va in continuità con quello di tre anni fa. Sono stati cambiati solo due comuni con l’ingresso di Venticano e Lapio e il fatto che io sono stata presidente solo per poco più di un anno e sicuramente il criterio della continuità sembrava più consono alle circostanze. Alla fine, come dichiarato dal sindaco di Atripalda, è un consorzio che cammina sulle proprie gambe e il cambio dei vertici non può certo sconvolgere il buon andamento del consorzio stesso».
Il Pd alla fine perde la presidenza dell’Ente sovracomunale dopo sedici anni pur avendo nel Cda la maggioranza relativa, non sostenendo il presidente uscente che ha guidato il Consorzio per un solo anno e non per i tre previsti per la carica apicale. Una scelta stigmatizzata anche dal sindaco di Atripalda Giuseppe Spagnuolo. La Palladino non nasconde il rimpianto «di non aver avuto il tempo di portare a conclusione dei lavori» assicurando che continuerà a lavorare nel Cda «indipendentemente dal ruolo che rivesti. Durante il mio anno di presidenza ho incontrato e mi sono recata in tutti e ventotto i comuni, visitando tutte le strutture che erogano servizi al territorio, cercando di capire quali fossero le esigenze reali e cosa potenziare o come superare criticità. Voglio ringraziare tutti i sindaci che mi hanno accolto sempre in maniera cordiale e contenti che il consorzio andasse a casa loro. La soddisfazione è di aver lavorato a contatto stretto con tutto il territorio dei 28 comuni dal punto di vista delle politiche sociali. Questa cosa mi ha fatto conosce il buon lavoro che era stato fatto negli anni passati. Questo è un punto di forza di cui ne farò tesoro anche come componente del Cda».
Il presidente uscente infine chiarisce anche il proprio voto di astensione sull’elezione a presidente di Vito Pelosi «è una brava persona, con lui ho un ottimo rapporto. Per me non cambierà nulla, lavorerò benissimo con lui con il quale ho condiviso tutta l’esperienza nel Cda di questi tre anni. La mia astensione, e l’ho fatta mettere a verbale, non è stata rispetto all’indicazione della presidenza ma, dopo un consiglio durato tre ore e mezza, nel momento in cui è uscita la soluzione di sintesi del nome di Vito Pelosi avevo chiesto un rinvio proprio per verificare, legittimare e ratificare questa soluzione nelle sedi opportune. Ecco perché dico che non è un accordo politico tra i due maggiori partiti presenti nel Cda, Pd e Italia Viva. Una richiesta di rinvio di 24 ore che invece non è stata accolta».

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