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Protezione civile, è scontro sui social. La delegata Giuliana De Vinco difende il volontariato dalle accuse di “Abc- Atripalda Bene Comune”: «sola volontà di diffamare»

Pubblicato in data: 20/11/2020 alle ore:10:50 • Categoria: Attualità

«Mi vedo costretta mio malgrado dopo mesi a smentire quanto scritto sulla pagina social con la sola volontà di diffamare il mio operato di professionista corretta, ligia al dovere e quello del gruppo di volontari della Protezione civile». E’ duro scontro ad Atripalda sui social tra la delegata della maggioranza alla Protezione civile Giuliana De Vinco e il gruppo di Facebook “Abc – Atripalda bene comune” che ha chiesto la riorganizzazione del corpo di volontari impegnati in questi mesi di emergenza pandemica in assistenza alla popolazione.
Un lungo sfogo quella della consigliera di maggioranza componente anche del Coc: «Dopo mesi di infamie mi vedo costretta a smentire tutto perché in un momento delicato come questo non si possono più tollerare queste affermazioni. Sono mesi che siamo dietro alle quinte a rispondere quotidianamente alle esigenze degli atripaldesi e non è più tollerabile una diffamazione con solo scopo di infangare le persone».
Sotto accusa i post degli ultimi mesi del responsabile della pagina Facebook, Roberto Renzulli che attraverso i social ha chiesto trasparenza sulla gestione degli interventi. «Respingo a testa alta tutte le affermazioni di questa pagina – scrive la delegata -. Ci sono le schede di ogni singolo atripaldese aiutato e mai né io né i volontari avremmo fatto diversamente. In un momento così delicato infangare e diffamare e oltremodo scorretto oltre che fuori luogo. I nomi dei beneficiari sono agli atti perché nessuno si è permesso di distribuire beni a casaccio. Vengono diffamati i volontari, la mia professionalità, onorabilità, correttezza e trasparenza e quella dell’amministrazione tutta e ancor di più quella di volontari onorabili che hanno aiutato le famiglie in difficoltà. Chiamo a testimonianza l’intera Atripalda e la invito a visionare le schede di consegna. Le critiche su una questione così delicata. Non sono più accettabili né accettate si sta solo diffamano e procurando allarme in città.  Abbia un po’ di rispetto per le famiglie atripaldesi che con questo virus stanno combattendo e abbia rispetto per noi – conclude la De Vinco che respinge le accuse –, parlo anche a nome dei volontari, che siamo dietro alle quinte a lavorare. C’è un limite e lei l’ha incontrato non avendo nemmeno il riguardo per una situazione di una gravità estrema».
I volontari della Protezione civile per il loro operato nella prima ondata sono stati anche insigniti di civiche benemerenze nell’ultimo Consiglio comunale, approvate all’unanimità dell’aula consiliare.
Ma secondo il fondatore di “Atripalda bene comune” Roberto Renzulli è «Una Protezione Civile da Rifondare» e ancora « La Protezione Civile non si deve ridurre alla sola distribuzione di pacchi e buoni. Ma è una organizzazione che deve essere capace di attuare piani di previsioni, prevenzione soccorso e superamento dell’emergenza. Hanno bisogno di corsi e di aggiornamento. E voglio ricordare che dipendono direttamente dal sindaco il quale può delegare, ma è sempre lui il responsabile. Chiediamo che sia rinnovata, per essere pronti e preparati. I pacchi li possiamo lasciare agli altri, ci sono già associazioni sul territorio che conoscono bene la realtà, sanno come fare. Una Protezione preparata e snellita da compiti che possono pesare su altre associazioni che non sono state coinvolte nella prima fase dell’emergenza. Il sindaco deve affidare la preparazione dei volontari ad una sorte di “Disaster Manager” un professionista in possesso di competenze, capace di mettere in piedi un corpo di Protezione Civile pronto ad ogni evenienza”. I pacchi,  le medaglie e le onorificenze non servono. In questa seconda ondata non ci possiamo più permettere gestioni deficitarie ma dobbiamo essere preparati e organizzati. Anche il “Gruppo Atripalda Solidale”, composto da circa una trentina di ragazze e ragazze animati e pieni di volontà entrati nella prima ondata a far parte del gruppo della Protezione Civile Atripalda. Finito il primo lockdown, hanno lasciato la Protezione. Resta perciò l’amaro in bocca, quello di una Protezione Civile che non è stata in grado di coinvolgere i ragazzi. Il sindaco ne prenda “onestamente” atto, c’è la Protezione Civile da rifondare, al netto di medaglie e coppe».

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