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Alvanite a quarant’anni dal sisma, lettera aperta di Antonio Vitiello: «Attendiamo ancora una “scossa” positiva per il quartiere»

Pubblicato in data: 23/11/2020 alle ore:08:00 • Categoria: Attualità

«Attendiamo da quarant’anni ancora una “scossa” positiva per il quartiere». A quarant’anni dal sisma dell’80 che distrusse il centro storico di Atripalda, con la realizzazione del grande quartiere periferico della cittadina del Sabato costituito da ben diciassette palazzine comunali, prefabbricati pesanti divenuti il simbolo della delocalizzare dal centro di centinaia di famiglie, arriva l’appello alle Istituzioni di Antonio Vitiello, portavoce dei residenti. «Sono trascorsi quarant’anni dal sisma dell’80 e nella mia mente affiorano tristi e indelebili pensieri – racconta emozionato il signor Antonio dopo aver vissuto nella sua vita ben tre terremoti nel ‘62  a Teora, nell’80 ad Atripalda e nel 2012 a Modena -. In quello dell’80 persi mio padre a Teora. Oggi sono ancora più triste perché per il Covid-19 non posso commemorare i miei cari. Sono 45 anni che vivo ad Atripalda. Il giorno del terremoto vivevo in via cupa San Nicola n.2, angolo con via Roma. Ero con la mia famiglia, ricordo la paura e lo spavento. Ad ogni anniversario mi ritengo fortunato perché alcuni amici atripaldesi mi fecero presente che ci eravamo salvati perché l’angolo della casa in cui abitavamo era stato rifatto dalle fondamenta». Da questa vicenda è matura l’idea del signor Vitiello di dar vita allo slogan “Diamoci una scossa per Alvanite” per affrontare i problemi che attanagliano il quartiere.
Mini discariche abusive ovunque, palazzine pericolose a seguito del distacco di calcinacci e marmi dai balconi avvenuto mesi fa, tegole saltate dai tetti che mettono in serio pericolo l’incolumità delle tantissime famiglie che vivono nel popoloso quartiere. «Parlando più volte con alcuni amici, dei problemi che affliggono Alvanite decidemmo di dare una scossa agli abitanti e all’Amministrazione comunale. A maggio del 2019 ci prodigammo per una raccolta delle firme per tutto il quartiere chiedendo all’Amministrazione una verifica della staticità delle diciassette palazzine e la riqualificazione della suddetta contrada per un progetto sicuro e fattibile per dare tranquillità e dignità ai cittadini di contrada Alvanite. Meglio prevenire che curare pensammo». Tante le promesse ma poi nulla è stato fatto mentre il quartiere muore nel degrado. Da qui la nuova e vibrante denuncia sullo stato di abbandono. E questa volta arriva attraverso una lettera aperta, nel giorno del quarantesimo anniversario da quella tragedia che sconvolse l’Irpinia. «Chi non c’era al terremoto non può capire, chi c’era non può dimenticare. Successivamente sono state indette due assemblee presso la Chiesa di San Pio della contrada, una a gennaio e la seconda a febbraio di quest’anno per organizzare ad eleggere il Comitato di quartiere e decidere il da farsi per accelerare e recuperare il tempo perso – prosegue nella sua lettera aperta alla comunità e alla politica-. Purtroppo a causa del Covid-19 tutto ad oggi è sospeso. Sono cosciente che adesso la priorità e combattere questa maledetta pandemia, che auguro finisca al più presto. Sono fiducioso, tutti uniti si può vincere». Proprio sulla sicurezza degli edifici che si concentra da mesi la battaglia del signor Vitiello con i residenti che attendono una verifica sulla sicurezza dei prefabbricati pesanti di contrada Alvanite. Da qui l’invito finale della lettera: «Faccio appello a tutti gli amministratori di Atripalda passati, presenti e futuri. Diamoci una scossa per Alvanite e per tutti gli cittadini atripaldesi». Una scossa che sia positiva questa volta.

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