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Biblioteca ancora chiusa e Dogana abbandonata ad Atripalda, la protesta dell’ex sindaco Paolo Spagnuolo

Pubblicato in data: 15/2/2021 alle ore:13:22 • Categoria: Attualità, Politica

«Ormai quest’Amministrazione ci sta abituando a tantissimi esempi di cattiva gestione. I lavori della biblioteca erano necessari, questo è fuori discussione ma evidentemente non si può sottrarre alla città un luogo di cultura così importante per così lungo tempo». Parte da qui la protesta dell’ex sindaco Paolo Spagnuolo sulla chiusura al pubblico della villa comunale “Don Peppe Diana” e della biblioteca comunale “Leopoldo Cassese” in essa ubicata e interessata da lavori di messa in sicurezza. Ad oggi sia il polmone verde nel centro città che la casa della cultura restano ancora off-limits.
«L’intervento non solo non è terminato, e questo è un fatto gravissimo, ma dipende sicuramente dalla scarsa attenzione che gli amministratori pongono sulle questioni relative alla città – incalza Paolo Spagnuolo che parla a nome del gruppo consiliare “Noi Atripalda” -, Un intervento secondo noi non assolutamente sufficiente, avrebbe dovuto invece rappresentare l’occasione per la costituzione del Polo culturale.. Atripalda ha bisogno di un polo culturale che parta secondo noi dalla Dogana, da un diverso uso di questo edificio collocato in piazza Umberto che avrebbe dovuto rappresentare la porta di accesso al polo culturale E quindi nella dogana avremmo dovuto collocare la Proloco e una serie di laboratori per la formazione di restauratori che potessero lavorare sul patrimonio culturale di Atripalda e non solo. E invece ci ritroviamo oggi con una Dogana dei Grani spoglia, inutile e non fruibile. Anche qui l’amministrazione non è stata presente nel senso che avrebbe dovuto completare un iter che era già stato precedentemente iniziato e in virtù del quale anche il possesso dell’immobile passava al Comune. Oggi la proprietà della struttura è del comune ma il possesso è della Sovrintendenza, il cui ministero non ha fatto mistero di non puntare su questa struttura perché non rientrante tra le strutture considerate attrattive dal punto di vista turistico e culturale. L’edificio necessita inoltre di lavori che il ministero non farà». L’idea dell’ex primo cittadino è stata sempre quella di riappropriarsi della Dogana «rendendola viva e aprendola la parte posteriore che dà su piazza Sparavigna, facendo appunto dell’edificio l’introduzione al polo culturale che poi si sarebbe sviluppato e completato attraverso la biblioteca con un bel restyling».
Una riapertura che ad oggi stenta: «Non  è possibile  che la biblioteca, così importante per la città, resti ancora chiusa. Intestata a Leopoldo Cassese già questo avrebbe dovuto sensibilizzare maggiormente i nostri amministratori  a non lasciare che i lavori andassero così lentamente avanti. Oltre al patrimonio di libri presenti in essa c’è l’archivio “Michele Capozzi” e ricordo a me stesso che nell’ambito delle esperienze di sindaco ho ricevuto tantissime richieste da parte di studiosi, ricercatori o semplici appassionati di potere di volta in volta consultare l’archivio Capozzi. La biblioteca era infine diventata un luogo di socialità che si sviluppava intorno alla lettura, allo studio e alla cultura. Sinceramente non si può andare avanti così e chiediamo che venga spiegato alla collettività che cosa sta succedendo da quattro anni lì dentro».

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