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L’ex responsabile della Soprintendenza Maria Fariello: «L’anfiteatro che sta emergendo in via Appia è un monumento pubblico importantissimo secondo solo a quello di Pompei»

Pubblicato in data: 23/4/2021 alle ore:10:29 • Categoria: Attualità

«L’anfiteatro che sta emergendo in via Appia è un monumento pubblico importantissimo, come le basiliche e il foro, che risale tra la fine del I secolo Avanti Cristo e il primo secondo Dopo Cristo, in età augustea e ciò si evince dai muri reticolati. E’ un po’ più piccolo dell’anfiteatro di Pompei, fra gli 80 e i 100 metri del diametro maggiore dell’ellisse, molto simile più a quello che c’è ad Avella. Perciò va riportato alla luce e restaurato, anche nelle gradinate, per valorizzarlo come quello di Lecce o di Benevento dove ci fanno anche gli spettacoli».
Sull’eccezionale ritrovamento di alcune strutture murarie di epoca romana nel cantiere di ammodernamento di un distributore di benzina in via Appia interviene l’ex responsabile di zona della Soprintendenza Archeologica di Avellino e Salerno, la dottoressa Maria Fariello, oggi in pensione. Una vita la sua dedicata all’archeologia e alla città di Atripalda. E con la sensazionale scoperta auspica «una politica lungimirante di valorizzazione».
Lì a cinquanta centimetri di profondità si cela un anfiteatro con il diametro maggiore di circa 90 metri, collocato nella parte sud-orientale della città, fuori le mura della domus romana di Abellinum.
«Già negli anni ’70 fu scoperta in via Appia una porzione di anfiteatro. Dalle foto che ho visto sono chiare le strutture murarie in opera reticolate. Lì è certo che ci sia l’anfiteatro perché negli anni ’70 la dottoressa Gabriella Pescatori in occasione di una demolizione di un edificio rurale nella zona fece un’esplorazione dalla quale emerse uno spicchio dell’anfiteatro. Infatti dall’altra parte della strada, in proprietà Picariello emergevano chiaramente i muri reticolati dell’anfiteatro. Ai Picariello non fu concesso ricostruire la casa colonica dopo il sisma, dando il fuori sito. Quindi ci sono tutte le prove. In ufficio lo abbiamo anche ricostruito. Un anfiteatro con ellisse di 90 metri nel diametro maggiore. Collocato fuori delle mura della città, l’antica Abellinum, come era normale per le città romane come ad Avella, Capua o Santa Maria Capua Vetere».
Purtroppo secondo la Fariello anche la nuova via Appia «quella moderna che si percorre per entrare nella città, ci passa sopra. Fortunatamente l’anfiteatro è profondo, perché fu costruito probabilmente in un avvallamento, e questo lo capimmo seguendo gli scavi effettati per i sottoservizi dalla Snam. La nuova Appia non l’ha danneggiato, quello che invece ha creato molti danni alle strutture murarie e alle tombe è il cavalcavia della variante 7bis. I piloni della variante infatti hanno danneggiato molti muri romani su via Ferrovia. Quell’area è tutta vincolata e indiziata. Siamo fuori dalla città di Abellinum per cui ci sono le necropoli e come grande edificio pubblico l’anfiteatro».
Secondo la dottoressa Fariello bisognerebbe  cogliere l’occasione per delocalizzare il distributore di carburanti in altro sito e riportare alla luce l’anfiteatro: «visto che il distributore deve essere fatto completamente nuovo a questo punto è meglio delocalizzarlo. Forse quando fu costruito il distributore, i serbatoi hanno potuto danneggiare l’anfiteatro in qualche punto. Ma a livello stradale non si è arrivati fin giù. E’ un’occasione che il sindaco non deve farsi sfuggire, offrendo un’area alternativa per delocalizzare la pompa di benzina. Negli anni ’70 non c’era questa cultura e vincoli, ma adesso visto che il distributore deve comunque essere ricostruito tutto e moderno, vale la pena costruirlo altrove».
Per la Fariello ci sarebbe così tutto un percorso da valorizzare partendo dalla citta antica di Abellinum ed arrivando all’anfiteatro di via Appia, passando per la Tomba a Camera e il monumento funerario circolare vicino a parco delle Acacie: «sulla Civita abbiamo scavato nel quartiere delle abitazioni private, poi ci sono le terme e un criptoportico. Per cui si può legare tutto in un percorso, in un Archeo Percorso immaginato dal Comune».
In via Appia ora è in corso un’indagine archeologica della Soprintendenza: «se ci fosse un accordo con l’Amministrazione, che sarebbe auspicabile, si potrebbe collocare a questo punto il distributore di benzina in un’altra area. Un anfiteatro da valorizzare con la Civita di Abellinum e che completa tutto il quadro della citta romana con le abitazioni nell’area della Civita, le terme, le necropoli e la Basilica Paleocristiana a Capo la Torre. Fortunatamente lì non è stato distrutto da edifici moderni e si può recuperare tutto».

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Una replica a “L’ex responsabile della Soprintendenza Maria Fariello: «L’anfiteatro che sta emergendo in via Appia è un monumento pubblico importantissimo secondo solo a quello di Pompei»”

  1. Luigi Spina ha detto:

    Quello della Dott.ssa Fariello è un monito che non può essere trascurato. Restituire alla luce l’anfiteatro è un dovere nei confronti della storia, e un’occasione sotto diversi profili per la Città di Atripalda.

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