sabato 13 agosto 2022
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Sindaco nel Pd, il capogruppo di maggioranza Del Mauro difende la scelta: «Geppino non cambia partito perché i popolari non esistono più. Il progetto politico di “Scegliamo Atripalda” resta intatto»

Pubblicato in data: 26/10/2021 alle ore:14:42 • Categoria: Attualità, Comune, Politica

«Ritengo che la scelta del sindaco sia da un punto di vista politico e logico inappuntabile. Il primo cittadino ha ritenuto di doversi necessariamente riconoscere in un partito perché è anche logico che il sindaco di una città importante lo faccia e credo che la scelta di Geppino non abbia stupito nessuno».
Ad affermarlo è il capogruppo di maggioranza al Comune di Atripalda Massimiliano Del Mauro. Difende la scelta di Giuseppe Spagnuolo di tesserarsi con il Pd: «Ha sempre militato in quell’area politica, ha sempre fatto parte da sostenitore e da rappresentante nelle Istituzioni di alleanze di centrosinistra. Lo ha fatto da esponente dei popolari. Ma occorre evidenziare, come ha fatto lo stesso primo cittadino, che il sindaco non cambia partito ma il partito del sindaco non c’è più. E lui ovviamente approda in quella che è la forza politica con la quale le affinità erano maggiori».
Una scelta che secondo Del Mauro non avrà ripercussioni sulla maggioranza e sul gruppo consiliare “Scegliamo Atripalda”: «Assolutamente no! Il percorso di “Scegliamo Atripalda” resta intatto. “Scegliamo Atripalda” c’era, c’è e ci sarà. E’ chiaro che a distanza di cinque anni ci sono stati dei riposizionamenti dei consiglieri di maggioranza che ne fanno parte ma tali riposizionamenti non hanno avuto alcuna ripercussione su quella che è la struttura e l’organigramma di questa maggioranza che va avanti garantendo sempre quella che è stata finora la sua essenza civica. Nell’atto costitutivo di ”Scegliamo Atripalda” abbiamo dichiarato che non eravamo contro i partiti ma trovavamo le ragioni di un’alleanza fuori dai partiti. E così sta andando. Per cui continuerà ad esserci il gruppo di cui facciamo parte in cui fa parte anche il Pd».
Risponde anche alle critiche piovute in questi giorni «se qualcuno vuole spettegolare su questa vicenda, se qualcuno vuole tentare di insinuare qualche dubbio o di creare divisioni, posso dire che non è assolutamente possibile. Divisioni non ci sono state e non ci saranno a differenza di tante altre maggioranze che cambiano nel corso dei cinque anni. I nostri consiglieri stanno tutti lì, per cui “Scegliamo Atripalda” c’è e continuerà ad amministrare questa città fine a fine mandato. Credo che solo Geppino per ora abbia deciso di fare questo passo. Potrebbero esserci altri consiglieri che decideranno di approdare al Pd o ad altre forze politiche, credo sempre riconducibili all’alleanza che regge la Regione Campania».
Del Mauro infine guarda anche al prossimo anno in cui ci saranno le amministrative: «Ripartiremo da “Scegliamo Atripalda” che resta un progetto politico aperto e inclusivo, attento alle nuove individualità o associazioni, disponibile ai suggerimenti, contributi e partecipazioni di tutti. Resta un progetto politico fuori dai partiti ma non contrario ai partiti. Non è la prima volta che da formazione civica abbiamo preso parte ad elezioni politiche, provinciali, europee e regionali. E in tutte queste tornate elettorali il civismo è stato messo da parte in modo che ognuno dei consiglieri comunali di maggioranza potesse fare campagna elettorale con il partito nel quale si riconosceva. Ma ciò non ha inciso sulla solidità del gruppo consiliare di “Scegliamo Atripalda” che è andato avanti portando a casa risultati importanti che forse ancora non si vedono. Parlo dei finanziamenti per le scuole, per lo stadio comunale. Abbiamo messo le premesse, in un clima difficile legato alla pandemia, per una ripartenza importante della città. In più lasceremo un bilancio comunale risanato per il prossimo quinquennio, un ente che era al collasso cinque anni fa. Solo grazie al sindaco si è evitato il dissesto». Del Mauro non lesina critiche all’opposizione, che cinque anni fa era maggioranza con l’allora sindaco Paolo Spagnuolo: «Noi lasciamo un patrimonio di progetti approvati e finanziati. Mentre noi non abbiamo trovato in eredità nulla e un bilancio sull’orlo del dissesto».

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