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Confronto sul commercio in città promosso da “Primavera Meridionale”, il professore Sergio Barile: «Atripalda punti su un Centro Commerciale Naturale per attrarre consumatori». Foto

Pubblicato in data: 9/4/2022 alle ore:15:18 • Categoria: Attualità

«Atripalda ritorni un polo attrattivo puntando su un Centro Commerciale Naturale. Adesso bisogna costruire questa identità con la specializzazione». E’ la ricetta del professore Sergio Barile, ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università La Sapienza di Roma, al confronto promosso ieri sera dall’associazione metapolitica “Primavera Meridionale” dal titolo “Atripalda città del commercio tradizionale o dei supermercati”. Un incontro presso il Bar Europa che rientra nel percorso di iniziative che l’associazione sta tenendo in vari comuni anche in vista delle amministrative che ha visto gli interventi del presidente di Confcommercio Oreste La Stella, dell’imprenditore Gerardo Iannaccone già presidente dell’associazione commercianti “Associa” con l’ex assessore Antonio Prezioso, Massimo Bimonte e Sabino Morano. In sala Ettore De Conciliis, Ines Fruncillo, Michele Scibelli con la moglie Alessia Castiglione, il sindacalista Giovanni Ardolino di “Acai” èil professore Paolo Piciocchi.
Sul numero di ben tredici supermercati parti in città in città, il professor Barile chiarisce: «penso che una distinzione netta tra bianco en nero, bene e male sia sempre complicata da fare. C’è da dire che lo sviluppo della distribuzione porti alla concentrazione in grandi superfici. Accanto a questo occorre perciò recuperare una tradizione. Quindi evitare che ci sia una periferizzazione del commercio, che tutti i clienti si debbano fermare in periferia nelle grandi strutture e invece invogliare, e anche organizzare attraverso un Piano commerciale, quello dello sviluppo di un centro commerciale naturale che possa riportate nelle strade come nella famosa strada di via Roma o nel centro storico delle focalizzazioni su offerta di servizi, anche gastronomici e di servizi, su un commercio più specializzato, fatto attraverso le nuove formule di franchising e-sensing offrendo anche ai commercianti la possibilità di poter entrare all’interno di strutture con forte capacità competitiva nell’acquisto, maggiori margini. Quindi si può rispondere alla crescita della grande distribuzione».
Per Barile bisogna perciò canalizzare il flusso che arriva dalle aree limitrofe e trasformare la presenza di supermercati-attrattoti in vantaggio e non minaccia, attraverso un Piano Commerciale, nella realizzazione di un centro commerciale naturale: «Immaginate che gli abitanti di Atripalda sono 10 o 11mila, il reddito al consumo alimentare sui 2.500 euro e quindi parliamo di 25 milioni. Ciò significa che il fatturato che la città di Atripalda dà a questi supermercati è circa 10 milioni di euro. Complessivamente questi supermercati fatturano su Atripalda circa 50 milioni di euro e ciò significa che c’è un flusso di clientela gravitante che arriva probabilmente dalle aree limitrofe. È anche vero che forse si comprano gli alimenti e poi se ne vanno perché hanno creato una cortina intorno alla città. Ma avere isolatamente delle strutture con delle offerte anche di qualità lascia il tempo che trova. Ciò che è necessario fare è creare delle sinergie sul territorio e la vocazione a tema può essere una di quella come la vocazione basata sull’aspetto fideistico, gastronomico, enogastronomico o su altre possibilità che possono invogliare dei cluster turisti o locali che abbiano specifiche esigenze sia come consumatori che come fruitori sia come servizi che come acquirenti. Atripalda diventerebbe così di nuovo polo di attrazione, anche se lo è già anche naturalmente perché è una strada di passaggio, una main street come dicono gli americani, una strada sulla quale devi passare se vieni dalla provincia e vuoi andare verso il capoluogo. Allora questa può essere la vocazione che i commercianti potrebbero portare avanti insieme all’associazione al di là di quello che sarà il comune. Non c’è solo il Puc ma c’è anche il Piano Commerciale che deve integrare quella che è la vocazione fornita dai supermercati con la specializzazione del Centro commerciale naturale. Non è un’invenzione diAtripalda, ma esistono già nel nostro paese. Noi la potremmo copiare e migliorare».

Concorda Oreste La Stella ma avverte: «Atripalda ha una tradizione commerciale pazzesca. Ha un sistema commerciale solido. Bisogna oggi cambiare passo lavorando su un sistema legato ai centri commerciali naturali facendo delle valutazioni. Ma o si crea un centro commerciale naturale al netto del fare assieme determinate azioni o altrimenti rischia di essere una struttura che poi non produce i risultati attesi. Mi spiego meglio: è chiaro che l’identità e la soggettiva di ogni singolo azienda commerciale, artigiane e di servizi rientrante in un centro commerciale naturale deve rimanere tale, ma tutti una serie di servizi o sono realmente comuni a tutte le piccole realtà che fanno parte del centro o altrimenti lo si fa sulla carta ma non si raggiunge alcun obiettivo».
Gerardo Innaccone ha portato al tavolo del confronto la sua esperienza di imprenditore proprietario in passato di tre supermercati tra Avellino ed Atripalda con 52 dipendenti e un fatturato di 19 miliardi di vecchie lire: «se mi chiedete se questi tredici supermercati poggi aperti ad Atripalda guadagnino qualcosa, dico di no. Il futuro è la specializzazione».
Sabino Morano spiega le ragioni dell’incontro: «oggi vogliamo dare delle coordinate per non navigare. I supermercati è vero aprono moltissime possibilità anche da un punto di vista occupazionale ma poi bisogna capire qual è l’impatto sul tessuto economico di una città, specie come quella di Atripalda. E stasera abbiamo ragionato con persone con esperienza associativa e competenze specifiche possano portare un contributo. Lo spirito metapolitico di Primavera Meridionale è proprio questo, raccogliere delle istanze ed elaborare delle proposte». L’ex assessore all’Ambiente Antonio Prezioso chiede una fisclità locale che aiuti i commercianti: «Atripalda è basata su un commercio tradizionale che ha visto mutare il suo tessuto negli ultimi anni e sui social si è aperto un dibattito sulla presenza eccesiva dei supermercati. Per cui va fatta una riflessione. I commercianti ci chiedono maggiori tutele. Immaginiamo un’amministrazione che sia accanto a queste realtà, che promuova le sue eccellenze e che utilizzi la leva delle imposte locali per dare ossigeno a queste attività».
Ad introdurre i lavori massimo Bimonte: «Il movimento si sta concentrando nel Centro-Sud. Atripalda è stata definita la città dei mercanti e sentiamo in maniera specifica questo argomento. Non so se abbiamo le soluzioni ma cerchiamo di affrontare».

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