domenica 19 luglio 2026
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GianMarco Tognazzi ad Atripalda: il ricordo del padre Ugo e l’appello a difendere la cultura. Foto

Pubblicato in data: 7/3/2026 alle ore:21:03 • Categoria: Attualità, Cultura

Una serata intensa tra ricordi, ironia e riflessioni sul presente. Alla Biblioteca comunale “L. Cassese” di Atripalda GianMarco Tognazzi ha portato in scena il racconto intimo del padre Ugo Tognazzi, uno dei grandi protagonisti del cinema italiano, nell’ambito del progetto “Giovani in Biblioteca”. Un incontro molto partecipato che si è trasformato in un viaggio nella storia della commedia all’italiana ma anche in un’appassionata difesa della cultura e dell’industria cinematografica.

L’attore ha intrecciato memorie personali e aneddoti di set, restituendo il ritratto autentico di un artista straordinario. «Io non ho mai avuto l’obiettivo di fare l’attore – ha raccontato –. L’esempio di mio padre non mi ha portato subito davanti alla macchina da presa. Il mio obiettivo era fare cinema, conoscere tutto quello che c’era dietro».

Per questo, ha spiegato, decise di studiare come operatore alla macchina da presa. «Mi sono fatto cacciare da scuola pur di poter prendere il treno alle 5.45 del mattino e andare a Roma a studiare cinematografia. Volevo fare l’assistente volontario, volevo imparare tutto quello che c’era dietro un set».

Un percorso iniziato proprio osservando il mondo che ruotava attorno alla casa di famiglia. «A casa nostra c’era un continuo via vai di persone: registi, sceneggiatori, produttori ma anche tecnici, scenografi, costumisti. Il cinema era soprattutto questo: un lavoro di gruppo e di relazioni».

Secondo Tognazzi è proprio questa dimensione collettiva che negli anni si è in parte smarrita. «La vera differenza tra il cinema di allora e quello di oggi è che prima c’era molta più frequentazione fuori dal set. C’era uno scambio umano continuo che alimentava la creatività».

Da quelle tavolate, spesso infinite, nacquero anche idee diventate celebri nella storia del cinema. Tra queste quella de La grande abbuffata di Marco Ferreri. «L’idea nacque durante una cena – ha raccontato – quando Ferreri disse a mio padre: “A forza di mangiare così ci farai morire tutti”. Da quella battuta nacque il film».

Un racconto che si è intrecciato anche con la storia del cinema italiano e con grandi interpreti come Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e Philippe Noiret, protagonisti insieme a Ugo Tognazzi di quel film diventato un cult internazionale.

Nel corso dell’incontro l’attore ha parlato anche della straordinaria popolarità del padre. «Appena usciva di casa era un continuo “Ugo, Ugo”. Era riconosciuto ovunque. Era disponibile con tutti e per questo spesso anche noi figli finivamo per chiamarlo così».

Un uomo dalla personalità poliedrica, appassionato anche di cucina. «In casa avevamo più di tremila libri di cucina. Non ho mai visto mio padre studiare un copione, ma libri di cucina sì, a migliaia», ha raccontato sorridendo.

Dal racconto familiare il discorso si è poi allargato al mondo dello spettacolo e al valore del lavoro dietro le quinte. «Quando si parla di cinema si pensa sempre agli attori. In realtà su un set lavorano centinaia di persone. A fronte di trenta attori ci sono almeno duecento o trecento lavoratori tra tecnici, elettricisti, macchinisti, truccatori, scenografi».

Ed è proprio da qui che nasce il suo appello in difesa della cultura. «Tagliare alla cultura significa tagliare migliaia di posti di lavoro. Il cinema non è solo spettacolo, è un intero sistema produttivo».

Secondo Tognazzi il problema riguarda anche il rapporto delle nuove generazioni con la cultura. «Oggi parliamo di condivisione pensando ai social, ma condividere significa incontrarsi davvero, discutere, confrontarsi».

Poi una riflessione più ampia sul ruolo del patrimonio culturale italiano. «Viviamo in un Paese che possiede una parte enorme del patrimonio culturale mondiale. Dovremmo insegnare ai nostri giovani che questa è la loro ricchezza, il loro futuro».

E infine un invito a non accusare le nuove generazioni. «Non possiamo dire che i giovani non capiscono la cultura se non abbiamo dato loro gli strumenti per conoscerla».

Una serata intensa, accompagnata da applausi e grande partecipazione del pubblico. Un omaggio al grande Ugo Tognazzi ma anche un momento di riflessione sul presente e sul ruolo che arte e cultura continuano ad avere nella società.

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