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Piano alienazioni e vendita del mercatino: scontro in Consiglio comunale adAtripalda

Pubblicato in data: 2/5/2026 alle ore:17:38 • Categoria: Politica

Si accende il confronto politico ad Atripalda sul piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, allegato al bilancio di previsione, che include anche la vendita del mercatino rionale di via Marino Caracciolo. Un tema che intreccia esigenze di bilancio, gestione del patrimonio pubblico e visioni opposte sul futuro di una struttura simbolo del commercio cittadino.

A illustrare il provvedimento in aula è stata la consigliera delegata Carmen Trasente, che ha rivendicato la scelta come atto non solo tecnico ma profondamente politico: «Con il piano delle alienazioni – ha spiegato – l’ente non assolve soltanto un obbligo normativo, ma compie una scelta chiara: gestire e valorizzare i beni comunali nell’esclusivo interesse della comunità». Un lavoro, ha sottolineato, frutto di una ricognizione puntuale del patrimonio condotta dal settore Lavori pubblici, culminata nell’elaborazione del piano quale allegato fondamentale al bilancio.

Trasente ha evidenziato come l’inserimento degli immobili nel piano comporti la loro classificazione come beni disponibili, aprendo alla valorizzazione o alienazione secondo le regole del regolamento comunale. «Abbiamo voluto interrompere il passato fatto di abbandono o gestione opaca – ha aggiunto – trasformando il patrimonio da passività a risorsa». Tra gli esempi citati, il recupero del Circolo Unione e le azioni intraprese per il Parco delle Acacie e il campo sportivo comunale, segnali di una linea improntata a legalità e trasparenza.

Nel triennio, il piano prevede entrate complessive per circa 490mila euro, derivanti anche dalla vendita del mercatino rionale e dei box artigianali. Una scelta che, secondo la delegata, «non rappresenta una svendita ma una strategia mirata: alienare solo ciò che non è più funzionale all’ente e reinvestire le risorse per lo sviluppo della città».

Sul mercatino, Trasente ha chiarito che la procedura è in fase avanzata: «È pervenuta una proposta di acquisto a seguito della trattativa privata». E ha difeso la legittimità dell’iter, spiegando che non sussiste diritto di prelazione per gli attuali occupanti in assenza di contratti validi.

Una linea respinta con forza dall’opposizione. L’ex sindaco Giuseppe Spagnuolo ha contestato nel merito e nel metodo l’operazione, parlando di una scelta già definita prima del passaggio in aula: «Oggi il Consiglio si limita a ratificare decisioni già prese». Critiche anche sulla trasparenza della trattativa privata e sulla gestione degli occupanti dei box, con il rischio – ha avvertito – di contenziosi futuri per chi acquisterà l’immobile.

Sul piano politico, Spagnuolo ha ribadito la contrarietà alla vendita: «Non c’era più l’urgenza di fare cassa. Si poteva invece puntare alla riqualificazione del mercato, valorizzando una funzione pubblica e commerciale strategica per la città».

Sulla stessa linea l’ex assessore Nancy Palladino, che ha parlato di «mancanza di visione» da parte della maggioranza: «Le alternative c’erano. Si poteva rigenerare la struttura intercettando finanziamenti, invece si è scelta la dismissione». Palladino ha anche criticato alcune scelte passate dell’amministrazione, ritenute incoerenti con il principio di equità tra operatori commerciali.

Più articolato l’intervento del capogruppo di “Atripalda Bene Comune” Roberto Renzulli, che pur riconoscendo la necessità di riportare legalità nella gestione dei beni pubblici, ha definito la vendita «un atto rischioso» senza una chiara strategia di liberazione degli immobili e tutela dell’acquirente. «Serve certezza – ha detto – per evitare che il Comune lasci in eredità problemi irrisolti».

A difesa dell’operazione è intervenuto anche l’assessore Lello Labate, che ha posto l’accento sulla concorrenza: «Non è sostenibile che alcuni paghino canoni irrisori rispetto ad altri commercianti. È una questione di equità». Sulla stessa linea il sindaco Paolo Spagnuolo, che ha parlato di «scelta necessaria per adattarsi ai tempi» e rilanciare la struttura attraverso nuovi investimenti privati.

Intanto, sul piano operativo, il Comune ha già avviato le procedure per la dismissione, invitando con apposita comunicazione commercianti e associazioni a lasciare i locali entro il 31 maggio, in vista dell’imminente aggiudicazione.

La vicenda ha acceso anche il dibattito fuori dall’aula, con Fratelli d’Italia che parla apertamente di «svendita del patrimonio», contestando il ribasso rispetto alla stima iniziale e chiedendo chiarezza sui conti dell’ente.

Il Consiglio comunale si trova così di fronte a una scelta che va oltre il dato economico: da un lato la necessità di razionalizzare e fare cassa, dall’altro la difesa di un presidio storico del commercio cittadino. Una partita destinata a lasciare strascichi politici e amministrativi anche nei prossimi mesi.

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