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La villa comune di piazza Sparavigna ad aprile intitolata a Don Peppe Diana. In città dall’Agesci anche il presidio di “Libera”. FOTO

Pubblicato in data: 22/3/2015 alle ore:12:30 • Categoria: Attualità, CulturaStampa Articolo

Incontro Agesci1La villa comune di piazza Sparavigna ad aprile sarà intitolata a Don Peppe Diana, il parroco ucciso dalla camorra a Casal di Principe per il suo impegno antimafia. Superate le lungaggini burocratiche che ne avevano comportato il rinvio lo scorso anno  a comunicarlo l’altra sera è stato il sindaco Paolo Spagnuolo.  L’occasione è stata la terza “Tavola Rotonda – (R)Evolution ” organizzata dal Clan Orizzonti del Gruppo Scout Atripalda I.
Un confronto sull’impegno politico dei giovani, svoltasi presso la sala consiliare, tra il primo cittadino, i Capi Gruppo del Gruppo Scout Atripalda I, Antonio Evangelista e Giuseppa Anna De Cristofaro ed il coordinatore del Forum dei Giovani, Andrea Famiglietti.
«Assisto ad un disimpegno da parte dei giovani alla politica – ha esordito il sindaco nella sua riflessione -. La politica non è un qualcosa di astratto e di asettico rispetto alle nuove generazioni. Anzi è ciò che decide anche in nome e per conto delle nuove generazioni. Per cui è assolutamente deleterio dare una delega in bianco, disimpegnarsi anche rispetto ad attività sociali, come quella che voi  svolgete. Capisco pure un altro sentimento che verifico, è l’indignazione. C’è sicuramente nei confronti della politica e delle istituzioni questo sentimento forte di delusione ed indignazione anche assistendo a continui arresti per corruzione che è un fenomeno dilagante nel nostro paese e che coinvolge classe politica ed imprenditoriale».
OLYMPUS DIGITAL CAMERADa qui l’appello a partecipare direttamente: «Però la corruzione non può giustificare il disimpegno dei giovani, anzi dovrebbe stimolare un sentimento opposto, di un nuovo attivismo delle nuove generazioni. Il Palazzo, che secondo vuoi ed i più giovani è un luogo di perdizione e dove si consuma la corruzione va vissuto. Non dobbiamo vederlo come un luogo dal quale ci dobbiamo allontanare. Perché ci piaccia o no quello  è un luogo in cui si decide il nostro futuro. Allora piuttosto che dire il Palazzo è un covo di corrotti, dobbiamo assumere un atteggiamento opposto e dire: debbo entrare nel palazzo, debbo cambiare le cose e contribuire a far sì che quella dilagante corruzione diminuisca. La mia idea è che c’è ormai una generazione, quella dei miei genitori, che è una generazione che ci sta restituendo un paese corrotto e non sano, una generazione verso cui non possiamo pretendere cambiamenti in positivo visto che la corruzione in quella generazione è entrata nel Dna ed è difficile da sradicare. Noto invece che le nuovi generazioni, avendo un senso di rigetto verso un sistema corrotto, sono fondamentalmente sane. Perciò dobbiamo portare questi principi puliti e sani nel palazzo e nella politica, ovvero nei luoghi in cui si decide il nostro futuro. Questo è l’invito che vi faccio di impegnarvi in politica, perché ritorni ad essere non un servizio, termine ormai abusato, ma un impegno civile e sociale.  Non c’è differenza tra chi si impegna nel mondo dell’associazionismo, tutto è volontà di costruire insieme una comunità che si basi su principi che basino le loro radici nel cristianesimo, nella solidarietà verso il prossimo, su principi sani che le generazioni che ci hanno preceduto non ci ha saputo restituire».
Incontro Agesci2A ricordare in sala la figura di don Peppe, non senza commozione, tra l’applauso dei pochi presenti, il capo scout Antonio Evangelista, che annuncia anche l’imminente apertura in città di un presidio di “Libera” l’associazione antimafia che vuole creare le coscienze: «l’istituzione Agesci è di per se un’entità politica abbastanza forte perché ha come scopo primario quello di educare le nuove generazioni all’impegno in prima persona. Creare le coscienze di chi si impegna in prima persona è il primo passo per creare dei buoni cittadini e dei buoni fruitori della politica. Perché condivido che bisogna entrare nel Palazzo, ma bisogna prima imparare a capire bene cosa significa politica. Politica come polis dal greco, città, in cui c’era effettivamente il senso dell’impegno personale nelle cose della città. E lo scoutismo si basa su questo. La prima cosa che si nota degli scout è  la nostra uniforme abbastanza anonima. Ma c’è molto di più. L’Agesci si muove per programmi, e quello più importante è il progetto educativo, su cui lavorare, è di abituare i ragazzi ad essere cittadini liberi. Solo una coscienza libera è capace di creare movimenti positivi».
Incontro Agesci3Evangelista analizza poi la delusione delle nuove generazioni «I ragazzi di oggi si sentono delusi dalla politica perché quest’ultima cede il passo alla partitica e agli interessi personali. Purtroppo viviamo in un periodo di congiuntura storica-economica che sembra non dia speranze ai ragazzi. Ma guai a pensare che i nostri ragazzi non hanno speranza. Se pensassimo ciò, anche il nostro essere Agesci non avrebbe più senso. Creare la speranza è una cosa importante. Noi lo facciamo in tutte le fasce di età di permanenza nell’associazione, dagli 8 ai 21 anni. Essere qui stasera significa che il lavoro che si sta facendo in tutta la nostra comunità di scout sta dando dei frutti. Noi vediamo i bambini non come i fanciulli ma come la donna e l’uomo del domani, due persone che inevitabilmente dovranno interessarsi di politica. Poi si deraglia come ha fatto Renzi, ma questa è un’latra cosa. Noi crediamo al senso più profondo della politica, che deve abituare le persone a sporcarsi le mani, ma non perché ha messo le mani nella marmellata e se ne è fregata una parte. No significa darsi da fare, provare. Non è vero che ad Atripalda non c’è niente da fare, eppure questo è il motto di tanti giovani.  Ad Atripalda c’è molto da far, bisognerebbe chiedere ai ragazzi possiamo aiutarvi ad incanalare le vostre forze per fare qualche cosa. Perché le cose si possono fare  come mostrano  sul territorio tante associazioni che creano coscienze di servizio e disponibilità. L’Agesci in tutte le sue branche attua la diarchia, non ci può essere un capo uomo se non c’è un capo donna. Questa è già una cosa importante, se le donne fossero di più in politica forse staremmo un po’ meglio visto che hanno un senso diverso di partecipare. Vediamo spesso che anche se i nostri ragazzi hanno la voglia di fare sono spaventati. Ma ci dobbiamo dare da fare noi adulti dando una speranza a questi ragazzi. Loro sono quelli che dovranno ripulire la società da quest’ondata che sembra non avere fine. Ma invece credo che avrò fine perché in questa sala ci sono le foto del patriota Giuseppe Cammarota e del capitano Raffaele Aversa che hanno creduto in qualche cosa. Le loro azioni sono state politiche e si sono espletate in azioni di coraggio. Ma bisogna avere coraggio. Perché chi non ha coraggio rimane nell’ombra diventando preda della cattiva politica che ha bisogno di persone non pensanti, non libere, che hanno bisogno di qualche cosa che gli venga passato come piacere. Allora abituiamo i nostri ragazzi ad essere persone libere nel pensiero, libere nell’azione e di essere persone in grado di migliorare il nostro futuro».
Incontro Agesci4L’indignazione deve essere seguita dall’impegno per Andrea Famiglietti del Forum dei Giovani: «Per me l’impegno politico  è racchiuso nella frase del partigiano francese Stéphane Hessel che sosteneva che indignarsi non bastava più, ma bisogna poi anche impegnarsi. Da questo assunto ritengo che bisogna partire nel contesto in cui viviamo che non agevola noi giovani, che ci sentiamo scoraggiati, risentiti da quello che sentiamo e vediamo. Che è normale visto che un ragazzo assorbe tutto quello che si presenta dinanzi ai suoi occhi nell’ambito sociale, culturale ed economico. Questo comporta che ci sai un’indignazione e stanchezza e ci porta ad essere arrabbiati di quello che vediamo. Ma questa rabbia non deve fermarci, ma anzi deve spingerci ad impegnarci ancora di più per la politica. La politica, polis, nel fare il bene della città. L’impegno politico che nasce da me e da alcuni ragazzi che in questo paese stanno provando a fare qualcosa è caratterizzato dal volersi impegnare dopo essersi indignati. Ci sono molte cose che non ci piacciono, non ci sono piaciute che non ce le volgiamo far piacere. Ed è per Villa comunale di Atripaldaquesto che, con l’amore per la nostra città, da ciò che viviamo quotidianamente, ci deve spingere ad impegnarci sempre di più partendo da un piano locale ed estendendolo sempre di più. Ma se l’impegno non nasce da ciò che viviamo quotidianamente, che non ci arrabbiamo, allora non possiamo andare oltre. Per molti dei ragazzi che fanno parte del forum abbiamo visto che le cose non vanno, ma non ci siamo fermati qui e ora ci stiamo provando tra tante difficoltà anche per i ragazzi più piccoli di noi che non devono scoraggiarsi e a cui dobbiamo dare un indirizzo, aiutandoli a credere in loro stessi e di nuovo nella politica. Certo resto un po’ pessimista, i risultati non li vedremo subito perché lo scoraggiamento ed il malumore è forte e non cambierà in questi anni. Ma dobbiamo creare le basi, accompagnare i ragazzi più piccoli ad amare la propria terra, il proprio paese. Ad arrabbiarsi quando le cose non vanno e a lottare per cambiarle. Perché se non amiamo, non ci indigniamo di quello che viviamo, fondamentalmente risulta inutile tutto. L’impegno politico nasce anche dall’indignazione, che è legittima. Se non ci indigniamo non andiamo avanti. Bisogna lavorare sul sociale, sull’ambiente e sulla valorizzazione culturale di questo posto. Se non riusciamo a fare ciò neanche economicamente ci sarà una risalita. Ci deve essere anche una consapevolezza giovanile alla base della società. Se non c’è una presa di posizione da parte nostra a lungo andare non cambierà mai niente. Non dobbiamo sopravvivere ed abbandonarci nel lassismo. L’impegno politico deve partire dalle nuove generazioni. C’è bisogno dell’aiuto delle istituzioni e del mondo delle associazioni, lottando contro tante difficoltà. Dobbiamo dare una speranza ai ragazzi più piccoli, anche facendoli arrabbiare quando le cose non vanno e facendo capire che se vogliono le cose le possono cambiare con tanto lavoro e sacrifici».

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4 risposte a “La villa comune di piazza Sparavigna ad aprile intitolata a Don Peppe Diana. In città dall’Agesci anche il presidio di “Libera”. FOTO”

  1. atripaldese ha detto:

    io non sono d’accordo(potrebbe essere intitolata a un concittadino illustre come il cass.se

  2. Nappo Carmela ha detto:

    hai ragione atripaldese

  3. vincenzo ha detto:

    METTETE UNA FOTO DI COME E’ ADESSO LA VILLA.

  4. giovanni ha detto:

    Renderla prima agibile alle persone, in modo particolare ai bambini, come pure quella di Via Ferrovia,e poi fate quello che volete.

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