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Dogana dei Grani, al via la mobilitazione della Pro Loco di Atripalda per l’orologio

Pubblicato in data: 6/11/2018 alle ore:09:00 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

Una petizione per far risuonare le campane dell’orologio della Dogana de Grani di Atripalda. A lanciarla dalla propria di Facebook è la Pro Loco Atripaldese con il presidente Lello Labate che utilizzando gli hashtag “La nostra Storia”, “Ridateci i nostri suoni” e “L’Orologio della Piazza” ha riacceso i riflettori sullo storico edificio che fa da proscenio a piazza Umberto.
«Più che altro vuole essere un sollecito a ripristinare l’orologio della Dogana, il simbolo della piazza – racconta il promotore Lello Labate -. Il non sentirlo risuonare da più di due anni ci spinge a chiedere e sollecitare chi di dovere a ripristinarne il suono che sicuramente appartiene alla città e a ogni cittadino atripaldese».
La Pro Loco Atripaldese non è nuova a mobilitazioni e petizioni. Tempo fa memorabile fu quella denominata “Abellinum libera” che attraverso manifesti, striscione e raccolta di firme l’ente di promozione e sviluppo del territorio della valle del Sabato puntava a rendere di nuovo fruibile il sito archeologico di via Manfredi, allora chiuso al pubblico da anni a seguito di un contenzioso civile e anche penale tra Soprintendenza, Procura e Comune (costituitosi parte civile per i danni) da una parte ed eredi Dello Iacono dall’altra.
La nuova iniziativa della Pro Loco vuole essere certamente un pungolo e uno stimolo verso l’Amministrazione Spagnuolo per decidere sul futuro dell’edificio che fa parte del Polo Museale della Campania. La Dogana è infatti certamente l’immobile di pregio del patrimonio comunale anche per la sua ubicazione centrale.
La presenza della Soprintendenza in questi anni, come ha più volte ribadito il delegato al Patrimonio Massimiliano Del Mauro ha garantito «la cura, la gestione e la manutenzione di un immobile che differentemente non so se avrebbe potuto ricevere le stesse attenzioni, vista la scarsità di risorse da parte del comune».
L’edificio un anno fa finì anche al centro di una denuncia da parte dal parlamentare del Movimento 5 Stelle, oggi sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia, che all’indomani di una visita all’interno della Dogana contestò la situazione di abbandono di alcune statue «opere dal valore inestimabile sono completamente abbandonate – scriveva -, a terra, in condizioni precarie, impolverate, senza che nessuno se ne sia mai potuto o voluto occupare» evidenziano poi come l’edificio fosse svuotato di ogni funzione. Oltre la Soprintendenza dei locali al piano terra ospitano gli uffici del servizio “Informagiovani”.
La precedente amministrazione, con il delegato Lello Barbarisi, aveva invece immaginato di fare della Dogana una piazza coperta della città, con l’idea di collocarvi all’interno una serie di attività negli spazi concessi in locazione. Attività che dovevano essere compatibili con il pregio e il decoro della struttura.
Un futuro che però ad oggi il Palazzo, realizzato nel 1883 e che durante il regno dei Borbone fu utilizzato soprattutto per lo smercio dei cereali e delle fiere annuali, per poi diventare anche museo espositivo, stenta ancora a trovare.

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