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Storia e futuro di Palazzo Caracciolo nel convegno a Palazzo di città. Il sindaco: «una volta ristrutturato sarà un centro culturale. Con la Provincia riapriremo presto i giardini». FOTO

Pubblicato in data: 2/6/2019 alle ore:08:00 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

«Palazzo Caracciolo una volta ristrutturato sarà un centro culturale della nostra città. E’ nelle sue prerogative. Qualcosa che non avverrà però in tempi rapidi ma è l’inizio di un percorso di valorizzare di un edificio che nell’ambito dell’Area Vasta di Avellino avrà certamente un ruolo importante». A indicare la strada e la destinazione dello storico immobile è il sindaco Giuseppe Spagnuolo. L’occasione il convegno sulla storia della famiglia Caracciolo, svoltosi ieri mattina presso la Sala consiliare. Un appuntamento per fare anche il punto su futuro della storica dimora di Salita Palazzo. Conclusi da tempo i lavori di messa in sicurezza della facciata e del tetto, l’Amministrazione Spagnuolo lavora, con la Provincia, alla riapertura dei giardini. L’edificio infatti dispone di giardini retrostanti ornati da piante rare, alcune anche del ‘600, e da due cedri che risultano annoverati nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia. La proprietà dell’immobile, è quasi in toto del Comune, a seguito di donazione avvenuta anni fa da parte dei numerosi eredi: manca ancora una piccola quota del 4,5%.
«Dobbiamo ringraziare l’associazione Velecha per aver ideato questo importante incontro culturale che mette insieme la storia di una nobile famiglia, quella de Caracciolo, che ha fatto parte direttamente della storia di Atripalda dalla fine del 1500 fino al 1800 – prosegue il primo cittadino – con il suo futuro. Riscoprire questa nostra storia, anche nei suoi passaggi più importanti, è rilevante per il nostro futuro. Gli eredi Alvino si sono resi protagonisti di uno gesto nobile, che è stato quello a cavallo del 2012 e 2013, di donare al Comune e alla Città di Atripalda la proprietà di Palazzo Caracciolo che è l’elemento che più caratterizza la presenza storica dei Caracciolo in città. Il Palazzo oggi è nella proprietà comunale ed è stato completato l’intervento di messa in sicurezza.  A breve, stiamo organizzando, anche con l’ausilio della Provincia di Avellino, una manutenzione straordinaria  dei giardini posteriori. Confidiamo in poco tempo di renderli di nuovo visitabili in modo da poter apprezzare uno dei valori storici».
La sfida che attende l’ Amministrazione è quella di riuscire a intercettare canali di finanziamento europei per ridare nuova vita ad un edificio da troppo tempo abbandonato e fatiscente. «Puntiamo a ristrutturare il Palazzo acquisendo i fondi attraverso un progetto presentato all’attenzione della programmazione dell’Area Vasta  come uno degli elementi più rilevanti di Atripalda e della grande città di Avellino – conclude il sindaco –.  Questo è stato uno dei primi passi della mia Amministrazione».
A moderare e promuovere l’incontro, l’ex assessore alla Cultura Lello Barbarisi, tra i fondatori dell’associazione di promozione sociale “Velecha”: «E’ sicuramente difficile tracciare una linea di demarcazione tra passato e il futuro, la prospettiva verso la quale la città deve guardare. La città in questo momento ha un gruppo di amministratori capaci che sicuramente sapranno intercettare i canali di finanziamento dai quali attingere le risorse per la ristrutturazione del cespite, che non è rappresentato solo dal palazzo, ma soprattutto dai giardini e dalle scuderie. E quindi giustificare tutto un lavoro che è incominciato con l’amministrazione precedente di valorizzazione del patrimonio, di promozione culturale. Bisogna portare perciò come dice La Sala, la città al cento dell’Area Vasta. Un lavoro sicuramente complesso, che richiederà del tempo e probabilmente neanche quest’amministrazione farà in tempo ad arrivare al risultato massimo. Sia chiaro però che deve essere questo l’obiettivo per chiunque continuerà ad amministrare questa città. Un obiettivo che comunque si è perseguito dopo trent’anni di tentativi, sia per l’acquisizione di Palazzo Caracciolo che per la chiusura delle vicende giudiziarie di Abellinum, durante l’amministrazione di Paolo Spagnuolo e prima ancora avevano tentato le amministrazioni Capaldo e La Sala e che noi abbiamo consegnato a quelle che verranno dopo, a partire da quest’amministrazione,  che opera in continuità con la grande sensibilità mostrata dal sindaco».
Anche l’assessore alla Cultura, Stefania Urciuoli, ha ribadito l’impegno con la Provincia nel riaprire quanto prima i giardini: «un plauso va all’associazione culturale Velecha e al suo presidente Lello Barbarisi per aver organizzato, con il patrocinio di questa Amministrazione, il convegno che rappresenta senza dubbio un momento di cultura, aggregazione, di incontri e riaggancio con la memoria del passato. È vero che non si può vivere solo di passato, ma è altrettanto vero che senza passato non si vive. Arte e cultura sono i valori più alti di una società perché interpretano l’essenza della nostra comunità, bisogna interpretare la cultura come volano di sviluppo di crescita economica, sociale e turistica migliorando, al contempo, la qualità della vita. Purtroppo molto spesso per ristrettezze economiche, per garantire e ottimizzare  i servizi ai cittadini e quant’altro si  razionalizzano  le spese a discapito di altri servizi ed, in particolare modo, proprio della cultura. Nonostante l‘impoverimento sistematico e crescente delle risorse finanziarie dei bilanci comunali,  stiamo promuovendo la cultura cercando di attingere a finanziamenti sovracomunali, quali quelli provinciali e regionali, per valorizzare e tutelare il nostro patrimonio storico- artistico che certamente non è di poco conto. Inoltre stiamo intercettando un finanziamento europeo per il recupero architettonico funzionale del palazzo Caracciolo in modo da restituire alla città di Atripalda questo palazzo del tardo rinascimento, realizzato a meta del XVI secolo con una  destinazione culturale. La cultura è un collante che deve creare delle reti, delle relazioni all’interno della comunità Atripaldese, con le scuole e le associazioni presenti sul territorio. Conosciamo tutti le vicissitudini del palazzo che e stata residenza del principe Caracciolo. Con il terremoto del 23 novembre 1980 subì gravi danni alle strutture portanti e alla facciata   e  la  forte nevicata nel 2012 contribuì a danneggiare l’intero complesso. Solo qualche anno fa lo si è messo in sicurezza ma per la sua  ristrutturazione e riqualificazione ci vuole un cospicuo finanziamento. Nel frattempo grazie alla disponibilità e sensibilità del Presidente  della Provincia Domenico Biancardi, che ha messo a disposizione risorse umane per la manutenzione straordinaria dell’incantevole giardino all’italiana  annesso al palazzo, che attualmente versa in condizioni di degrado e di abbandono si sta provvedendo alla  sua pulizia in quanto  infestato da rovi, ortiche ed erbacce. Per questo di concerto con la consigliera delegata al Verde, Anna De Venezia, ci siamo proposti di aprire il giardino al pubblico. A tutt’oggi non è stato ancora possibile per le condizioni metereologiche avverse, che ne hanno impedito i lavori. Ciononostante contiamo che prima dell’estate sarà aperto in modo da poterlo far visitare da tutti e poter costatare le meravigliose opere scultoree del ‘600 del Fauno e della fontana che si presume siano realizzate dall’architetto e scultore Cosimo Fanzago».

Un contributo al dibattito arriva dalla testimonianza di uno degli eredi, Lucio Alvino, che emozionato si sofferma sulla bellezza del palazzo e del giardino retrostante. Tocca infine ai professori Francesco Barra e Raffaele La Sala ripercorrere la storia della nobile famiglia. «Una delle famiglie più importanti che ha dato vita ad un enorme stato feudale – ha spiegato Barra – nella piena età moderna a partire dal 1561 e che arrivava fino Salerno». La Sala: «I Caracciolo ad Avellino cercano di proporsi, anche in maniera un po’ tardiva rispetto alla storia, come una fase rinascimentale. Nei primi anni del ‘600 e dalla fine del ‘500 creano  una piccola e splendida corte tra Avellino e un po’ prima Atripalda».

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