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Emporio Solidale di Atripalda, ieri il taglio del nastro. Don Fabio: “nuova dignità alle famiglie”. Il sindaco: “Doveroso dare risposte alle domande di auto”. FOTO

Pubblicato in data: 17/6/2021 alle ore:13:54 • Categoria: Attualità

«Attraverso l’apertura di questo emporio abbiamo il bisogno di dire alla città che ci preoccupiamo ancora dei poveri. Di chi ha bisogno e la chiesa risponde con la Fondazione a questa esigenza. Forse sarebbe stato più bello aprire un museo qui nel chiostro, ma c’è la necessità di un Emporio solidale perché ci sono tante famiglie atripaldesi che hanno bisogno di ricevere dignità. Famiglie che l’hanno persa e che vengono a bussare alle porte delle sacrestie e si vergognano di farsi vedere in fila al Comune. Una verità che può far male ma che è la cruda realtà. Per cui ben venga l’Emporio solidale». Con queste parole il parroco della chiesa madre e presidente del Cda “Fondazione Conservatorio Santa Maria della Purità”, don Fabio Mauriello ha benedetto ieri pomeriggio il taglio del nastro dell’Emporio Solidale attivato nel Convento di via Cammarota.
Un presidio di aiuto alle famiglie e persone bisognose che nasce da un Protocollo d’intesa sottoscritto dal Comune del Sabato con la “Fondazione Conservatorio, l’associazione “Don Tonino Bello onlus” e il coordinamento provinciale “Arci Avellino Aps- Progetto e.co.re. – Emporio Comunità resiliente”.
E ieri ad illustrare l’iniziativa di solidarietà nel chiostro c’era il sindaco  Giuseppe Spagnuolo con l’assessore delegato ai Servizi Sociali Nancy Palladino, Don Fabio unitamente al dottor ed ex sindaco Aldo Laurenzano per la Fondazione, l’associazione Don Tonio Bello con il presidente Michele Tartaglia e l’Arci provinciale con il presidente Stefano Iandiorio. Tra di loro una sedia vuota occupata dalla sagoma di Patrick Zaki, con la scritta Freedom, nel giorno del suo 30esimo compleanno trascorso in carcere in Egitto. Ed è Don Fabio a ricordare il giovane tra gli applausi «è ancora prigioniero e speriamo che possa essere liberato al più presto. Come presidente della Fondazione, ringrazio il Cda, per l’amore che hanno per questa struttura. All’inizio non avrei mai potuto affidare una parte del Convento per un’iniziativa del genere perché ad Atripalda immaginavo che già c’erano tutte le tante associazioni di volontariato impegnate e le iniziative personali di famiglie anche attraverso le parrocchie del Carmine e di Sant’ippolisto. Ma ho capito poi che c’è bisogno anche per rilanciare questo convento su cui all’inizio c’erano tento progetti e mille idee e in cinque anni non è stato realizzato nulla. Per cui ringrazio Don Tonino Bello e Arci Avellino che hanno sentito la domanda che non è il terzo settore delle politiche sociali,, ma il primo settore dell’umanità. Grazie ai volontari che consentiranno di tenerlo aperto e di permettere ai poveri di entrare in maniera dignitosa, con un carrello in mano tra gli scaffali almeno per far finta di fare la spesa».
Uno spazio di comunità con servizi rivolti alle fasce deboli, a persone che si trovano in una condizione di reale e temporanea difficoltà lavorativa, economico-sociale e che non riescono a sopperire a tutte le loro necessità di base. «Come Amministrazione avevamo la necessità di voler dare risposte diverse alle fasci di bisogno tradizioni – ha spiegato il sindaco Giuseppe Spagnuolo – come in passato è stato con i soldi di difficile gestione. Volevamo mettere insieme un sistema che riuscisse a sollecitare la solidarietà diffusa che pure c’è in città. E riuscire oggi a creare questo sistema è un vanto per la città per rispondere ad una fascia di atripaldesi. Sarà un catalizzatore di solidarietà per chi vuole farla. C’era infine l’esigenza di riaprire in maniera continuativa alla città questo convento. Sono orgoglioso di questa attività e l’abbiamo accompagnata per ricreare una comunità solidale».

Tra il pubblico anche il consigliere regionale Livio Petitto con i consiglieri comunali Francesco Mazzariello e Domenico Landi, assessori e consiglieri di maggioranza Anna  Nazzaro, Massimiliano Del Mauro, Stefania Urciuoli, Costantino Pesca, Salvatore Antonacci e tanti rappresentanti del mondo delle associazioni e del volontariato.
Ad illustrare il funzionamento dell’emporio Michele Tartaglia e Stefano iandiorio. «Il pacco alimentare è ormai una cosa superata – ha illustrato Tartaglia -. A favore dei nuclei familiari beneficiari sarà rilasciata un Card Sociale, simile ad una carta di credito a scalare, che consentirà di accedere all’Emporio per il ritiro, in forma gratuita, dei generi di prima necessità come beni alimentari e materiali per l’infanzia. Come associazione ci finanziamo grazie al 5 per mille. In questa nuova realtà di Atripalda crediamo di farcela, ma crediamo anche nell’aiuto di persone generose che già è arrivato. Abbiamo tre stanze, quella dell’emporio, quella del reparto scolastico e della cultura che vorremmo che fosse frequentata da bambini e anziani con progetti. Abbiamo fatto tutto senza chiedere un contributo al comune, che non ci ha dato niente. Noi siamo disponibili a lasciare il campo e a collaborare dall’esterno se c’è un’associazione atripaldese che voglia sostituirci dopo averlo fatto partire». Ma il sindaco nel suo intervento ha replicato così : «il comune ci ha messo la conoscenza del territorio e dei bisogni, con il Servizio dei Servizi sociali si fa la selezione dei beneficiari e si fa un monitoraggio nel tempo delle famiglie che hanno bisogno. Sarà fatto in modo sistematico anche a garanzia di chi fa un’offerta». Iandiorio invece: «noi mettiamo su idee di sviluppo e li mettiamo su con la comunità. Questa realtà potrà vivere e sopravvivere se la comunità la sentirà sua. Ogni pezzo di quelle stanze è della comunità e deve essere vissuto da voi che siete Atripalda. Oltre ai servizi di prima necessità offriremo anche altri servizi in modo che possa essere un volano di cambiamento per il futuro della comunità».

«Questo progetto – conclude l’assessore Palladino – non vuole superare i canali di assistenza che sempre bene sono stati assicurati a questa città ma vuole mettere in rete quelle che sono le esperienze. Atripalda è una cittadina molto inclusiva».

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