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Presentato il libro “Tempo e realtà”, l’onorevole Gianfranco Rotondi: «Uscire dal pensiero unico, la politica riconquisti la propria autonomia»

Pubblicato in data: 4/3/2023 alle ore:20:22 • Categoria: Politica

«Uscire dal pensiero unico con la politica che deve riconquistare la propria autonomia». E’ la chiave di lettura che dà l’onorevole Gianfranco Rotondi intervenuto ieri sera nella città delle sue radici e della sua famiglia. L’occasione la presentazione “tutta atripaldese” del libro “Tempo e Realtà” di Sabino Morano presso la sala letture della biblioteca comunale “Leopoldo Cassese”. All’incontro, moderato dal Massimo Antonio Bimonte, con l’autore e il deputato avellinese si sono confrontati il professore Sergio Barile e il professore Raffaele La Sala.
In sala presente l’ex deputato Cosimo Sibilia, l’ex consigliere regionale Roberto Castelluccio, Ettore De Conciliis, Ines Fruncillo, Lazzaro Iandolo, gli assessori comunali Gianna Parziale e Lello Labate, il consigliere provinciale e presidente del consiglio comunale Franco Mazzariello, il capogruppo di maggioranza Andrea Montuori e l’ex amministratore Luigi Parziale.
Ad avvio di incontro il professore La Sala sottolinea la capacità narrativa dell’autore «in questo libro c’è tutto di chi vive la politica in maniera coinvolgente. Un libro ambizioso e concreto, pratico, dichiaratamente un manuale ma visionario, perché non si ferma alla lettura e narrazione ma ad un certo punto comincia a dare una serie di suggerimenti. Il primo è di una nuova classe dirigente. E qui c’è il sogno dei nostri grandi pensatori come Dorso. C’è la necessità di parlare di rifondare la politica. Un percorso lungo. Io oggi mi sento un apolide».
L’economista e professore della Sapienza Sergio Barile scherza sul numero di presentazioni fatte «una cosa che va rimarcata il libro soddisfa una sua esigenza personale nella sfera di autostima. E rientra nei tempi correnti. Il nostro agire è legato a spinte individuali o da quelle più nobili della collettività». Evidenzia la “transizione paradigmatica” «tutti quelli che erano i criteri che noi ritenevamo validi per aiutarci a decidere in certe situazioni problematiche non valgono più. Non riusciamo più a venire fuori dai problemi con le modalità con le quali ne venivamo fuori prima. E’ ciò vale a tutti i livelli e anche in parlamento, la dove c’è da prendere decisioni importanti. Accade ciclicamente quando ci sono trasformazioni significative dal punto di vista dell’economia complessiva. Siamo in un’epoca in cui la trasformazione tecnologica è qualcosa di strabiliante. Quello che sta accadendo non è mai accaduto finora con una tale velocità». Per Barile bisogna restituire «alla politica una priorità, un suo dovere, quello di poter scegliere nell’ambito delle alternative. Se non sceglie la politica, le scelte non è che non vengono fatte, ma vengono effettuate da leadership egemoniche, queste governance che si introducono, qualche volta anche subdolamente, nelle nostre esistenze. E ciò diventa sempre più frequente in questo stato di complessità». Punta l’indice contro l’egemonia assunta dalla magistratura «oggi risolve tutto, non c’è nessun problema che non risolva. Ma semplicemente perché riempie e colma uno spazio vuoto. E ciò è inaccettabile». Da qui la conclusione «che la volontà di Sabino è di ritrovare attraverso riunioni, incontri e presentazioni il primato della politica». Il deputato Gianfranco Rotondi evidenzia come il filo conduttore è l’idea di autonomia della politica che è anche un vaccino alle vicende che abbiamo vissuto. Elogia il presidente del Consiglio Meloni che «ha fatto opposizione ad un governo di emergenza, combattendo la teoria del pensiero unico tecnocrate. La chiave di lettura del libro è che si deve uscire dal pensiero unico e la politica deve riconquistare la propria autonomia. La politica nel frattempo è cambiata. La Meloni guida il prima partito».
Una riflessione a tutto campo dell’esponente di “Verde è Popolare” sui temi di più stretta attualità politica, dalla tragedia dei migranti all’autonomia differenziata fino alle iniziative centriste che si moltiplicano dopo le primarie del Pd. Difende il ministro irpino «Il prefetto, prima che ministro Piantedosi, è un uomo delle Istituzioni e viene attaccato per una comunicazione incompleta che ne ha travisato il pensiero. Si capisce che dobbiamo correre a salvare chi sta affondando a mare ma il vero tema è fermare chi parte, perché chi si affida a canotti per attraversare il mare non va incontro alla salvezza ma ad un alto rischio di morte. Invece c’è un percorso per venire a vivere in Italia e l’immigrazione clandestina non è un atto di misericordia ma un atto di speculazione, sciacallaggio e criminalità».

Sulla corsa al centro dopo l’elezione alla segreteria del Pd di Elly Schlein «stiamo preparando un ritorno del simbolo della democrazia cristiana. Però schierato nettamente in una delle due coalizioni, senza la confusione e l’ambiguità che ha fatto tanto male alle parole e agli uomini della Democrazia Cristiana. Voglio ricordare che il bipolarismo lo abbiamo voluto noi democristiani nel 1993. Il Movimento sociale italiano difendeva il proporzionale, e non è che non abbiamo toccato palla ora vogliamo ritornare al proporzionale. Noi democristiani abbiamo scelto di abbandonare il proporzionale perché induceva ingovernabilità. E’ stata una scelta politica e la manterremo». Infine sull’autonomia differenziata con l’accelerata proposta dalla bozza Calderoli della Lega «la verità è che l’autonomia divide i partiti e gli schieramenti e li divide all’interno perché divide gli interessi. Noi difendiamo l’autonomia come valore. Ci mancherebbe che poi non la difendessi come democristiano essendo l’autonomia un pensiero sturziano e popolare. Ma i diritti dei cittadini devono essere assicurati in modo uniforme, al Nord, al centro e al sud e nelle isole. Perché per il 90% i bilanci delle regioni si occupano di sanità. Noi vogliamo sapere se il cittadino di Aquilonia e garantito come il cittadino di Abbiate Grasso. Dopo di che disco verde all’autonomia e io sono più autonomista dei leghisti».
Attraverso il suo secondo lavoro editoriale, l’ex consigliere comunale di Avellino tenta di indurre il lettore a sviluppare riflessioni su un presente incerto e sempre più privo di direttrici politiche, in grado di interloquire con le posizioni non rappresentate e quei mondi esclusi dal progressismo globalista della “Governance”. Solo una rinnovata forza di “volontà” potrà rompere quei lacci imposti da pseudoscienze e pseudomorali che troppo spesso hanno signoreggiato come “verità”, e che mal celano, invece, una reale regia ideologica. Il suo libro è un viaggio nel tempo. E’ la storia di una vita personale che si intreccia con quella politica. E’ il racconto di un impegno, nella propria sfera personale e sociale. Ma è anche un documento delle battaglie compiute. Ma i fatti, le storie, i volti, i nomi, si intrecciano nelle pagine di questo libro edito da Iuppiter Edizioni. «In nome della stabilità la politica è stata commissariata» denuncia Morano lasciando a pezzi dello stato come «la magistratura a dettare una linea di condotta» una burocrazia che secondo l’autore si è «auto proclamata decisoria. Una parte della burocrazia si è presa una parte della storia. Il libro vuole essere il ritorno a decisioni che non si allineano a delle governance con la «riscoperta del ruolo della politica e il ritorno agli intessi delle persone».

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