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Dal carcere delle Vallette gestiva il business milionario di ristoranti e bar, sequestrati beni per un milione all’ex pentito atripaldese Gianluca Moscatiello

Pubblicato in data: 9/4/2014 alle ore:00:45 • Categoria: Cronaca

tribunale-di-torinoDal carcere delle Vallette di Torino gestiva il business milionario di ristoranti e bar. Beni per oltre un milione di euro riconducibili a Gianluca Moscatiello, 38enne originario di Atripalda, sono stati posti sotto sequestro.
Sequestrata un’intera catena di bar, ma anche società, conti correnti e auto, per un valore di circa un milione di euro, riconducibili a Gianluca Moscatiello, 38 anni, affiliato al clan camorristico dei Genovese e già in carcere con l’accusa di associazione mafiosa.
Il sequestro preventivo, disposto dal Tribunale di Torino su proposta del questore di Torino, è stato eseguito dalla divisione anticrimine della polizia, insieme alla squadra mobile e al commissariato San Donato che è risalita ai beni di Moscatiello passando al setaccio proprietà e società che risultavano intestate a terzi, tutti familiari dell’uomo che usava parenti e conviventi come prestanome. Con questo sistema Moscatiello gestiva tre società, tra bar e ristoranti e aveva acquistato dieci licenze della catena torinese Bar Patty, senza che il suo nome risultasse da nessuna parte. Allo stesso modo aveva affidato ai parenti 14 conti correnti, fondi di investimento, libretti postali e polizze pegni, insieme a 18 auto di lusso e 120 slot machine.
L’ex pentito è attualmente detenuto nel carcere torinese delle Vallette.
Moscatiello, esponente del gruppo Genovese-Masucci, in questi ultimi anni è stato uno dei test chiave nella ricostruzione degli eventi criminali che hanno caratterizzato di Avellino, fino al febbraio del 2001, quando cadde nella rete di Mobile e Dda di Napoli.
Da allora ha prodotto dichiarazioni importanti sugli affari delle famiglie Genovese e Cava ed è stata ascoltato sia nel Processo slot che nel Maxiprocesso Cava dell’ottobre del 2011.
Moscatiello è stato condannato insieme ad Amedeo Genovese, Pasqualino Bianco, Giulio Acierno e Luigi Viesto, anche per l’omicidio del serinese Walter De Cristofaro, avvenuto il 12 luglio del 2000.
La sentenza definitiva è stata emessa il 21 ottobre scorso.

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