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Condanna della Corte dei Conti per i tre ex dipendenti infedeli del Comune di Atripalda

Pubblicato in data: 22/11/2019 alle ore:07:00 • Categoria: Cronaca

Arriva la condanna da parte della Corte dei Conti per i tre ex dipendenti infedeli del Comune di Atripalda per danno erariale e responsabilità finanziaria. La sentenza della Sezione Giurisdizionale regionale per la Campania, composta dai magistrati Salvatore Nicolella, Robert Schülmers von Pernwerth e Benedetta Cossu è stata notificata a Palazzo di città. I tre, V.A., I.L. e I. I., queste le loro iniziali, licenziati nel 2018, sono stati condannati a pagare, in favore del Comune del Sabato la somma di 162.060,00 euro oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi compensativi da calcolarsi, dalla data dei singoli mandati di pagamento e sino alla pubblicazione della sentenza, secondo i criteri indicati e con obbligo di corrispondere gli interessi legali, dalla data della pubblicazione della sentenza e sino al soddisfo, sulla somma in tal modo rivalutata. Inoltre la Corte ha condannato gli stessi a pagare all’Erario, in via solidale (ma con la ripartizione, precisata in motivazione, nell’ambito del loro rapporto interno), le spese di giudizio pari a 621 euro. Ha disposto infine che il sequestro conservativo disposto ante causam nei confronti di V.A. e I.L. si converta in pignoramento nei limiti dell’importo complessivo di condanna. Tre gli indagati (V. A. e I. L. difesi dall’avvocato Luca Penna; I. I. difesa dall’avvocato Giovanni Iacobelli). Il Comune, costituitosi parte civile nel processo, è difeso dall’avvocato Carmine Freda.
Un’indagine complessa quella condotta dalla Procura di Avellino, diretta dal dottor Rosario Cantelmo, con la Squadra Mobile della Questura di Avellino, guidata dall’allora capo dottor Marcello Castello, visto la mole di documentazione contabile sequestrata e visionata dagli investigatori.
Inchiesta partita alla fine di febbraio 2015 proprio dalla denuncia presentata in Questura dall’ex sindaco Paolo Spagnuolo.
Un quarto dipendente, dopo la condanna a 2 anni e mesi 4 di reclusione in primo grado, ha presentato ricorso in Corte d’Appello, rassegnando le dimissioni dal Comune. Prosciolto invece per prescrizione un quinto indagato dell’inchiesta.

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