sabato 13 agosto 2022
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Imbrattata Piazzetta degli Artisti dopo il Monumento ai Caduti: la denuncia e l’indignazione arriva ancora via social

Pubblicato in data: 28/10/2021 alle ore:14:56 • Categoria: Cronaca

Imbrattata Piazzetta degli Artisti ad Atripalda, vandali di nuovo in azione nel centro storico. La denuncia e l’indignazione arriva ancora una volta via social. Dopo il monumento ai Caduti di piazza Umberto I finito nel mirino di vandali poche settimane fa, balordi di notte tornano a colpire lo slargo del centro storico ubicato a pochi passi da Palazzo di città. Sulla pagina di Facebook del gruppo “Abc. Atripalda bene Comune” il responsabile Roberto Renzulli denuncia, con tanto di foto allegate, «Imbrattata nuovamente Piazzetta degli Artisti, l’ignobile mano ha colpito ancora. Qualche giorno fa erano stati protagonisti i bambini con la bellissima iniziativa “Non Imbrattato, Dipingo” una giornata di sensibilizzazione promossa dall’associazione “Amici di Tony” in Memoria di Tony Cresta. Ora hanno nuovamente imbrattato la nostra amata Piazzetta degli Artisti con le bombolette. Complici l’amministrazione comunale e il sistema di videosorveglianza del nostro comune. Bisogna punire chi commette questo. Punire i loro genitori se sono minori i responsabili. Punire con obbligo di ripulire tutto e sanzionare». E non mancano i commenti di sdegno per le immagini. L’area nel tempo è più volte stata vandalizzata, tanto che i residenti chiedono che venga installata la videosorveglianza nella zona.
Nei mesi scorsi più volte l’arredo urbano del centro storico è finito nel mirino di vandali. Poche settimane fa ad essere imbrattato è stato il Monumento ai Caduti di piazza Umberto I. Nonostante lo sdegno generale e la denuncia presentata dall’Amministrazione, i colpevoli restano ancora senza volto e senza nome. «Si constata ancora una volta il degrado in cui versa un altro simbolo: il Monumento ai Caduti – prosegue Renzulli -. Nell’ultimo periodo vi sono comparse scritte riportanti pensieri assortiti, dalle dichiarazioni d’amore agli improperi, in ogni caso obbrobriose e non rispettose del significato e tanto meno del bene comune. Il Monumento, a causa di questo fenomeno, è stato in passato e anche di recente rimesso a nuovo, con tanto d’invito ad averne rispetto sempre e comunque. Invito purtroppo spesso disatteso, come, spero, dimostrano le immagini delle telecamere di sorveglianza. Chiediamo da un lato che sia ripulito anche da erbacce, dalla sporcizia, e dalle transenne che vi sono intorno, dall’altro che siano individuati e puniti i responsabili dello scempio. Ma chiediamo anche che il Monumento ai Caduti sia nuovamente delimitato con una decorosa recinzione, così com’era. Questi atti vanno puniti, ma dobbiamo interrogarci se abbiamo fatto davvero tutto il possibile nel trasmettere quei Valori, che ci hanno sempre contraddistinto, ai nostri figli.  È solo questione di maleducazione o ci abbiamo messo del nostro? Credo che quando si è deciso di rifare la piazza, urbanisticamente, qualcuno ha deciso di spostare il luogo di ritrovo dei giovani, che si ritrovano sotto al salice, dall’altro lato della piazza attorno al monumento, togliendo la bellissima recinzione di ferro e appoggiando una vasca lercia e sudicia ai piedi del Milite Ignoto. Quello che è o era per noi il “Monumento” è diventato nella mente del progettista uno scalino per la seduta dei giovani adolescenti perennemente annoiati. Terra di nessuno, luogo di incontro per evadere e trasgredire. Chiediamo che venga ripristinata la recinzione, ma anche che questi giovani abbiano un luogo, un punto di incontro dove potersi incontrare, svagare». Renzulli infine denuncia l’assenza in città di luoghi di aggregazione: «Oggi non abbiamo luoghi adatti a loro: Villa impraticabile, piazzette impraticabili, il parco è un mercato, non c’è una pista ciclabile, una palestra, un campo sportivo, un giardino attrezzato, nulla. Criminalizzare i nostri ragazzi basta? Davvero basta per sollevare tutti noi dalle responsabilità? La mano che ha imbrattato il Monumento è colpevole quanto noi che non abbiamo fatto niente per evitarlo».

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