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Contenzioso esproprio Antica Abellinum, famiglia atripaldese fa pignorare 32 milioni di euro in Lombardia

Pubblicato in data: 2/4/2010 alle ore:10:00 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

antica-abellinum6Una famiglia atripaldese rischia di far chiudere la Pinacoteca di Brera ed il Cenacolo a Milano a Pasqua per debiti. Tutto risalire al lontano 1974: una serie di mancati pagamenti per un intervento di esproprio in località “Civita” ad Atripalda ha generato un immane contenzioso giudiziario tra la famiglia Dello Jacono e la Soprintendenza ai Beni Archeologici.
Da Avellino la causa si è spostata a Milano, dove la famiglia Dello Jacono, di origine atripaldese, ha fatto pignorare i fondi della Direzione regionale della Lombardia, bloccando 32 milioni di euro che consentono il funzionamento e l’apertura nelle province di Milano e di Pavia delle Pinacoteche. Tra questi anche i soldi destinati ai custodi per consentire l’apertura delle mostre nel periodo pasquale.
La vicenda è legata alla lunghissima controversia che vede contrapposti la famiglia Dello Jacono e la Soprintendenza ai Beni Archeologici.
Tutto nasce a gennaio dello scorso anno quando il Tar di Salerno assegna il Parco Archeologico dell’Antica Abellinum di Atripalda alla famiglia Dello Jacono a causa di un contenzioso aperto.
La Soprintendenza infatti aveva negli anni 70 proceduto all’esproprio dell’area di interesse archeologico, sita in località Civita (in tutto circa 22 ettari) alla famiglia Dello Jacono per un valore pattuito di circa 8 milioni di euro. Un esproprio che doveva consentire l’ampliamento delle operazioni di scavo e il ritrovamento di nuovi reperti archeologici. Contro tale esproprio però il privato presentò ricorso al Tar.
La seconda sezione del Tar di Salerno accolse il ricorso dei Dello Jacono disponendo la nomina di un commissario ad acta che doveva provvedere al rientro del terreno nella disponibilità della proprietà della famiglia. Un fulmine a ciel sereno che spinse alla mobilitazione il sindaco di Atripalda Aldo Laurenzano, il soprintendente Maria Luisa Nava, e l’allora assessore alla Cultura del comune di Avellino, Salvatore Biazzo. Un vicenda clamorosa sulla quale si registrò il coinvolgimento di tutte le forze politiche. A Palazzo Madama la senatrice del Pdl, Diana De Feo, presentò un’interrogazione urgente al Ministero dei Beni Culturali, interrogazione sottoscritta da 16 senatori campani tra i quali il presidente della Commissione Cultura del Senato.
La Direzione Generale per i Beni Archeologici però emise in tempo un nuovo decreto di esproprio notificato al commissario ad acta, all’Avvocatura distrettuale di Salerno e alla famiglia Dello Jacono, decreto che bloccò di fatto l’efficacia delle sentenza del Tar, facendo tirare a tutti un sospiro di sollievo.
Ora, a distanza di un anno, l’infinita controversia tra i Dello Jacono e la Soprintendenza sembra essersi spostata a Milano.

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