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La storia di Gemma nella nota di Raffaele La Sala

Pubblicato in data: 5/9/2013 alle ore:14:00 • Categoria: Attualità

100-anniI ricordi della signora Gemma (nata ad Atripalda, prima della prima grande guerra, il 5 settembre 1913) sono ancora nitidi e ci restituiscono in un affascinante flash back la storia pubblica e privata di un secolo. Ma la signora Gemma, sedicesima della numerosa prole dell’artista e fotografo Raffaele Troncone (Atripalda1868-1953) e di Tommasina Amatucci, ‘a ritrattista (Atripalda 1880-1953), fu anche testimone della nascente cinematografia in Irpinia. Gemma era una collaboratrice preziosa in quella che, per lunghi anni, fu la principale attività della famiglia. Gli scatti-documento di Raffaele, la collaborazione con Leopoldo Cassese per le immagini dello Specus Martyrum e poi anche per la tomba a camera, così come i preziosi primi piano di ragazze da marito ed eleganti signore, si avvalevano della presenza discreta di Gemma: si trattasse di vere e proprie sedute di posa, allestimento di sfondi e scenografie, ritocchi a pettinature e vestimenti, o interventi sul campo. Come quando -ricorda- resse una lanterna a petrolio per gli scatti alla tomba a camera (erano i primi anni ’30), o quando occultava i preziosi obiettivi fotografici, per salvarli dalle razzie di guerra. Era stato il fratello Manfredi a sollecitare l’acquisto della prima macchina da proiezione ed i Troncone avevano cominciato in casa l’avventura del cinema, nell’atelier di borgo nazionale (poi via Roma 48), attaccato alla chiesa di San Nicola. Ma Raffaele intuì che la curiosità e la passione di Manfredi poteva diventare una nuova attività imprenditoriale. Nel 1921-22 era un azzardo, una scommessa: ma quando ottenne da un entusiasta sindaco Sabino Mottola (e con i voti unanimi del Consiglio) il salone del palazzo Comunale “per uso cinematografico” la scommessa poteva dirsi vinta. Aveva 53 anni, era stato eletto consigliere comunale, era un artista consacrato, autore di delicati acquerelli e ritratti, riconosciuto e premiato. La disponibilità del salone municipale, la “sala dei comizi”, era stata ribadita e prorogata a fronte di un pagamento di 60 lire mensili ed a “condizione che resti sempre a disposizione del Comune allorquando se ne presentasse l’occasione”. Ma di una prima vera sala cinematografica si potè parlare solo dopo il trasferimento nel palazzo della Dogana: una pagina di storia cittadina che, in questa fausta occasione centenaria, merit a di essere ricordata. Proprio per l’impianto di un cinematografo nella dogana (lato destro) aveva manifestato interesse Umberto Rescigno che, nella seduta di Giunta del 28 febbraio del 1921, aveva avuto una risposta interlocutoria: “La Giunta prende atto dell’istanza di Umberto Rescigno […] e poiché la Dogana trovasi fittata alla Commissione Provinciale Incetta Cereali è necessario far pratiche per ottenere il permesso di occupazione”. Ma evidentemente, quattro anni più tardi, il 5 maggio 1925, i tempi dovevano essere ‘maturi’ se il Consiglio Comunale, letta l’istanza di Tommasina Amatucci del 28 gennaio 1925, concedeva il fitto novennale dal 1 settembre 1925 al 31 agosto 1934, per 500 lire annue da pagarsi in rate quadrimestrali. Condizioni particolarmente vantaggiose che imposero, nella seduta del 14 aprile 1926, un adeguamento del fitto annuale da 500 a 720 lire. Il comune conservava la disponibilità della sala (al solo costo delle spese vive per “manifestazioni pubbliche, comizi elettorali, conferenze, spettacoli di beneficenza, a parte l’aggio sui biglietti (la cassiera era Gemma) previsto dal Regio decreto del 30 dicembre 11923 n. 3276. Fu così che Raffaele, fotografo, divenne anche in anagrafe “impresario teatrale e cinematografico”. Ma furono i figli Manfredi ed Ettore i protagonisti cittadini dei fasti della cinematografia italiana degli anni ’50 e ’60, ed infine anche i testimoni del suo inevitabile declino. Eppure i Troncone (Raffaele, il pioniere del cinema muto e dei primi sonori alla fine degli anni ’30, e poi i fratelli Ettore e Manfredi, nella nuova sala, ai piedi della rampa per S. Pasquale, nei primi anni ‘50) sono parte della storia del cinema e dello spettacolo in Irpinia. Dall’opera al varietà, dall’operetta al neorealismo d’avanguar dia di Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio, fino alla sala vuota, nonostante le luci rosse… E poi quasi una seconda, insperata, giovinezza negli anni ’80, con affollatissime stagioni cinematografiche e teatrali che si realizzavano in una teatro pressoché inagibile, ma ogni volta, dignitosamente e miracolosamente, tirato a lucido.
Insomma anche Atripalda ha avuto il suo ‘Nuovo Cinema Paradiso’, solo che l’agonia dell’Ideal continua tuttora, fino a farsi metafora di una pluridecennale paralisi…Ma questa è un’altra storia. Ad multos annos, dolcissima signora Gemma, e grazie di cuore per la sua vita semplice e prodigiosa, testimone e custode gelosa di preziose memorie.
Raffaele La Sala

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