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Antica Abellinum, prima udienza e primo rinvio al Tribunale di Avellino nel procedimento penale contro i Dello Iacono

Pubblicato in data: 10/5/2014 alle ore:07:00 • Categoria: CronacaStampa Articolo

sigilli-ad-abellinumScippo Antica Abellinum, prima udienza e primo rinvio al Tribunale di Avellino nel procedimento penale avviato nel giugno 2012 contro la famiglia Dello Iacono per danneggiamento dalla Procura di Avellino, allora diretta dal procuratore capo Di Popolo con il Pm Patscot che con i militari del Nucleo Tutela Culturale di Napoli, quella della sezione Pg della Procura, apposero i sigilli per sequestrare l’intero sito archeologico (circa 250mila metri quadri estesi per 25 ettari comprese le mura perimetrali). Un processo che prende il via proprio dall’azione posta in essere dalla magistratura avellinese che eseguirono il sequestro preventivo dell’area indagando i proprietari per il reato di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico nazionale. Ma nella prima udienza di giovedì scorso, giudice monocratico Cassano, il legale della famiglia Dello Iacono ha eccepito un difetto di notifica ad uno degli imputati che ha spinto il giudice a prenderne atto e a rinviare l’udienza dibattimentale al prossimo 9 ottobre.
«Purtroppo un vizio di notifica ad uno dei tre fratelli ha comportato il rinvio della prima udienza – commenta amareggiato il delegato alla Cultura, Raffaele Barbarisi – e tutto questo porterà ad uno slittamento di ben cinque mesi dell’apertura dibattimentale. Questi sono i tempi della giustizia ordinaria. C’è da restare allibiti, perché ciò significa ancora una situazione di aggravio del danno e perché sono cinque mesi che trascorreranno con un nulla di fatto. Questa è la vicenda penale, mentre poi sull’aspetto dell’esproprio noi siamo molto vigili e ci auguriamo che si arrivi al più presto ad un accordo tra le parti che possa portare alla restituzione del sito alla pubblica collettività».
Nel procedimento, il numero 2353/12, nei confronti dei proprietari dell’area dove insiste il parco archeologico, la giunta Spagnuolo ha da tempo deciso di costituirsi parte civile.
«Alla base della costituzione di parte civile dell’Ente comunale – conclude Barbarisi – c’è il danno che ne riceviamo per l’abbandono del sito dal momento che i lavori di riqualificazione del parco archeologico, per il primo lotto, sono in cofinanziamento con il comune di Atripalda, nella misura del 5% del totale. Ovvero circa 200mila euro sugli oltre tre milioni ed 800mila euro».
L’ex sindaco della cittadina del Sabato, avvocato Andrea De Vinco, chiede un’iniziativa ed un tavolo tecnico di tutte le parti in causa per sbloccare l’impasse ed arrivare alla riapertura del sito: «In questa vicenda ci sono delle responsabilità della Soprintendenza. Questo ulteriore rinvio non lascia ben sperare perché ad ottobre mica finisce la causa ma si incardina. I tempi perciò sono lungi. Quindi ritengo che vada presa un’iniziativa che veda coinvolti il Comune, la Soprintendenza, il Prefetto e la Procura di Avellino affinché studino il caso per sbloccare tale situazione. Un tavolo tecnico per scongiurare che il parco resti chiuso ancora a lungo per provvedimento giudiziario come si evince dal sito della Soprintendenza. Sono passati già due anni dall’azione della magistratura avellinese ma non si intravede la fine. Allora per trovare una soluzione che comunque ci sarà da un punto di vista legislativo e giudiziario soprattutto, si può fare per esempio anche un articolo 700 che nelle more della definizione, in modo che il parco venga aperto al pubblico essendo patrimonio della collettività. Se non ci sediamo allo stesso tavolo non si arriverà mai alla conclusione».

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