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Latitante napoletano in città, l’analisi dell’associazione antimafia Libera: “L’arresto di Luigi Russo e la scarsa attenzione di una comunità”

Pubblicato in data: 27/9/2014 alle ore:13:43 • Categoria: CronacaStampa Articolo

libera-logoÈ una settimana che ci mette duramente di fronte alla questione: la mafia in Irpinia c’è e si vede. Dopo la sparatoria, in strada, di Pago Vallo Lauro, l’arresto ad Atripalda, in pieno centro storico, del latitante Luigi Russo.

Non sappiamo se sia stato nel piccolo comune irpino per tutti i sei mesi della sua latitanza, ma questo non importa. Il dato preoccupante è l’idea che Atripalda sia stato considerato il posto giusto per nascondersi.

Complice della scelta, probabilmente, è la scarsa attenzione dei cittadini che la abitano. Non un simbolo di connivenza con il potere mafioso, ma sicuramente un livello di debolezza collettivo.

Che la mafia nasca, prima di tutto, da un’idea e non solo dai fatti che essa stessa produce, è un cosa che andrebbe insegnata nelle scuola in modo tale che i cittadini onesti possano avere il diritto e il dovere di storcere il naso, di destarsi dalla convinzione di abitare sotto una campana di vetro e facendo appello alle coscienze, riflettere e combattere queste situazioni.

Se il compito della magistratura e delle istituzioni è quello di mettere in campo tutte le azioni per ristabilire principi di legalità compito dei cittadini è quello di contribuire a questo processo con i mezzi a propria disposizione.

La partecipazione alla vita comunitaria, l’attenta osservazione e analisi dei fenomeni che l’attraversano, la denuncia sono alcuni degli strumenti che possono cambiare le sorti di un piccolo comune.

È amaro il sorriso al pensiero che in Sicilia Peppino Impastato contava fino a 100 per aprire gli occhi ed indignarsi mentre qui basta sporgersi dalla finestra di casa e decidere di guardare dall’altra parte.

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7 risposte a “Latitante napoletano in città, l’analisi dell’associazione antimafia Libera: “L’arresto di Luigi Russo e la scarsa attenzione di una comunità””

  1. rosario ha detto:

    la scarsa attenzione dei cittadini???????? l’ordine pubblico chi lo deve garantire il cittadino ???? se si controllasse meno la provenienza delle castagne e un po’ in piu’ la delinquenza non sarebbe male, sempre che lo si sappia fare.

  2. Lina ha detto:

    Chi é quest’altro scienziato? E come potevamo accorgercene, noi cittadini? Dovevamo chiedere, quando lo trovavamo dal salumiere: scusa, ma siccome sei di Napoli, sei per caso un camorrista?

  3. occhiaperti ha detto:

    Ciò che è successo esula dalla nostra responsabilità. Cio che invece ci riguarda da vicino è l’idea avvilente di vivere in un territorio lontano dalla criminalità organizzata,lontano dal male,lontana dalla delinquenza. È questo lo sbaglio,questo l’errore.

  4. michele ha detto:

    Associazioni così importanti come Libera, non possono essere rappresentate da queste incaute e inopportune (ma anche sbagliate) dichiarazioni

  5. Luca Criscuoli ha detto:

    L’intervento sottolineava proprio l’incapacità della popolazione ad accorgersi di certi fenomeni mischiando disinteresse ed omertà che si manifestano quotidianamente anche per altre cose che fanno la somma delle responsabilità diretta dei cittadini di fronte alle problematiche che investono la comunità tutta. Non conta quanto tempo sia rimasto lì il delinquente, il problema è che ci sia stato.
    Qualcuno ha offerto “sponda”, ospitalità, ha trovato il “rifugio”. E’ questo il punto. Girare la faccia è abitudine consolidata degli atripaldesi, e chi osa affermare che qui la camorra non ci sia andrebbe arrestato per connivenza. E’ accettabile aver paura, non lo è negare l’evidenza. Non posso pensare che ad Atripalda vivano persone talmente sprovvedute (o prevenute) da non accorgersi che tutte le attività, i supermercati, la gestione dei rifiuti, gli appalti, sono in mano alla camorra napoletana e locale e che gli intrecci con la politica locale sono molto più stretti di quanto si possa intendere. Eppure queste sono cose che accadono da anni, e prima ancora accadeva in tante realtà vicine, però gli atripaldesi non vedono, non sentono, non parlano. Gli atripaldesi offesi dall’intervento di LIBERA prima di tutto dovrebbero prendere sul serio la questione invece di polemizzare senza contenuti, anonimamente come fanno proprio i mafiosi, e dovrebbero offendersi per molto altro. Ma forse questi atripaldesi offesi non sono atripaldesi, sono parassiti di questa città, incapaci di risollevarla, di contribuire realmente affinché la camorra venga espulsa dal territorio. Allo io voglio pubblicamente ringraziare LIBERA per aver avuto la sensibilità di porre la sua attenzione sulla gravità dell’episodio LO RUSSO, ci sono atripaldesi perbene che sono preoccupati, altri che hanno coraggio, e poi ci sono gli atripaldesi vigliacchi, senza coraggio, senza amore ….forse sono la maggioranza o semplicemente la melma di cui si nutre la criminalità.

  6. michele ha detto:

    la forza di internet è la libertà.
    Il pensiero acquista una forza rilevante, se trova consenso. Se riunisce, se genera condivisione. La riflessione è proprio questa: in rete, conta più il pensiero che la persona (nel senso delle generalità).
    Non capisco, pertanto, tutta questa necessità di rivendicare un merito solo perchè si mette la firma sotto ad un post.
    Si pretende di conferire un valore ad una banalità, solo per averci apposto una firma.
    A Luca Criscuoli, che stimo, vorrei dire che mi sento libero di criticare anonimamente, a condizione che il mio pensiero abbia una reale forza. Non è necessaria la firma, per tanti motivi.
    Nel caso specifico, confermo che l’uscita è infelice e che non si può banalizzare accusando i cittadini di aver accolto, in maniera disinvolta, un camorrista. I cittadini non hanno strumenti per verificare l’identità di nessuno, non svolgono indagini.

  7. Tony ha detto:

    Ma chi ha scritto questo articolo???. Quanta ignoranza!!! Ma secondo voi un comune cittadino atripaldese e’ a conoscenza dei vari clan nel napoletano con tutti i suoi affiliati….. ????

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