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Morte del militare atripaldese Simone Casillo, i parenti delle vittime da uranio impoverito sul piede di guerra. Parla la sorella Mafalda

Pubblicato in data: 9/6/2019 alle ore:09:45 • Categoria: CronacaStampa Articolo

I parenti delle vittime da uranio impoverito sul piede di guerra. Mafalda Casillo, sorella del militare atripaldese morto nel giugno del 2006 a soli 23 anni e a cui è intitolato il Centro Sportivo Polifunzionale di via Salvi, unitamente a più di settemila familiari di soldati morti o malati e all’associazione “Vittime Uranio Impoverito” incalzano il Ministro della Difesa. «Ci aspettavamo tanto, ma sono arrivate altre umiliazioni. All’indomani delle dichiarazioni in Senato del Ministro Elisabetta Trenta, un suo consulente dichiara: “Bastava aprire l’armadietto dei farmaci per curare i militari contaminati in missione. La Commissione d’inchiesta Scanu ha fallito”. Secondo il consulente la cura per i nostri militari, era “custodita” in un cassetto che non abbiamo aperto lasciandoli morire. Dichiarazioni gravi da cui appare chiara l’intenzione di non considerare la relazione conclusiva della IV Commissione parlamentare d’inchiesta e la proposta di legge, firmata anche dal vicepremier Di Maio, nella scorsa legislatura». La lettera aperta prosegue: «Noi siamo stati protagonisti della Commissione Scanu, esposto le nostre storie, i nostri drammi e proposto soluzioni basate sulle esperienze vissute. Consideriamo la relazione della Commissione e la sua proposta di legge la base su cui costruire la tutela dei militari e delle loro famiglie oggi lasciata ad una valutazione “domestica” quanto mai dubbia e senz’altro soggettiva. Ad oggi nulla è cambiato, nessuna prevenzione tra il personale impiegato in e fuori area. Pretendiamo dal Ministro della Difesa, una presa di posizione seria ed ufficiale. Ribadiamo, che nessuna vittima dell’uranio e nessun familiare dei militari deceduti, sono stati invitati ed hanno partecipato alla Parata del 2 giugno scorso. Chiediamo al Premier Conte e ai vice Di Maio e Salvini di chiarire, con l’intervento del Ministro della Salute Grillo, quali protocolli vengano suggeriti ai militari malati di cancro, il motivo per cui queste cure sono a pagamento e il perché vengano “sponsorizzati” con post in cui è presente il Ministro della Difesa, nonché la posizione del Ministro della Salute in merito alla morte del paziente “zero”. E’stato proprio il decesso del “paziente zero” a farci valutare una eventuale azione al fine di verificare la reale esistenza di questo protocollo che per noi familiari di malati potrebbe essere la salvezza o solo un’ultima infamante offesa ricevuta da chi ha il dovere di tutelarci». Mafalda sta portando avanti da tempo la propria battaglia: «In tutti questi anni siamo stati lasciati soli e ci siamo dovuti scontrare con un muro di gomma. Un silenzio assordante». Una battaglia sostenuta dall’Osservatorio Militare, con il responsabile Domenico Leggiero, che si è interessato al caso atripaldese e l’avvocato Angelo Fiore Tartaglia. «Un’analisi biomedica sta accertando se ci sono particelle di uranio e materiali pesanti nella massa tumorale di Simone – prosegue la sorella -, come tutti quanti noi sappiamo che ci sono. Aspettiamo la relazione ufficiale». Mesi fa Mafalda ha scritto anche alla rivista “Difesa online” raccontando il calvario vissuto dopo la scoperta della malattia dal fratello che aveva prestato servizio al 9° Reggimento Fanteria, Brigata Pinerolo, presso la caserma “Lolli Ghetti” di Trani, dove a quei tempi vi erano mezzi e materiale proveniente dai Balcani. «Simone addetto al centralino viveva vicino al rimessaggio di questi mezzi. Dopo un anno fece le selezioni per passare in polizia da quel giorno è iniziato il nostro incubo. Durante le visite gli fu riscontrata una macchia ai polmoni, un Linfoma di Hodgkin al 4 stadio al Mediastino.  Fu congedato per malattia, come se fosse un pezzo difettoso. Da allora per l’Esercito è come se non fosse esistito più. Oggi chiedo giustizia e verità».

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