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Pineta San Gregorio, la denuncia di Renzulli del Comutato Abc: «Un parco devastato da uno tsunami. Quello che è stato fatto qui è uno scempio»

Pubblicato in data: 6/2/2022 alle ore:15:37 • Categoria: Attualità

«Un parco devastato da uno tsunami. Quello che è stato fatto qui è uno scempio». E’ la forte denuncia lanciata ieri del Comitato “Atripalda bene Comune” pronto nella corsa alle amministrative di primavera con la candida a sindaco Nunzia Battista. Dopo lo stato di degrado della aree di contrada Alvanite, il comitato si sposta nel parco pubblico di San Gregorio, un polmone verde di proprietà comunale che sovrasta la cittadina del Sabato, noto anche con l’antico toponimo di Pineta Sessa, dal nome della famiglia che ne detenne la proprietà fino ai primi anni ’90, quando la superficie verde di circa 20 ettari fu acquisita a patrimonio comunale.
Una passeggiata “live”, trasmessa in diretta sulla pagina di Facebook del comitato, in cui Roberto Renzulli ed Ermelindo Romano, ideatori della lista civica, mostrano ciò che resta del polmone verde dopo il taglio degli alberi effettuato. Taglio che dovrebbe portare ad un progetto di valorizzazione che ad oggi apparare ancora lontano e finito già nei mesi scorsi più volte al centro di critiche sui social per le modalità di esecuzione.
In mattina nell’area c’è stato anche un sopralluogo dei Carabinieri dopo la denuncia di alcuni residenti. Ma questa volta il fondatore di Abc ci va giù duro «me lo ricordavo diverso, è simile ora al cantiere della Lioni- Grottaminarda per alcuni tratti dove c’era bisogno di tagliare gli alberi». Ironizza però «lì è prevista l’alta velocità qui non sembra neanche che ci sia l’uscita di un terzo casello autostradale». Renzulli e Romano elencano i lavori che secondo loro stanno deturpando spazi pubblici della città «parco Acacie lo abbiamo catramato, il fiume Sabato lo abbiamo ridotto in quello che è e qui dove ci sono gli alberi ora c’è una piazza. Gli stessi personaggi, politici e tecnici, dopo aver devastato il fiume Sabato e parco San Gregorio sono pronti a devastare anche il fiume Fenestrelle».
I due rivolgono perciò un appello agli agronomi, alle associazioni ambientaliste presenti sul territorio e anche alla Procura della Repubblica di Avellino invitandoli ad intervenire. «In questo parco mancano ormai gli alberi – affermano amaramente -. Non ho visto un presidio degli ambientalisti qui. Su quest’area a verde c’è stata una battaglia politica decenni fa per l’acquisizione di questa parco voluta soprattutto da ambienti di sinistra guidati dall’onorevole Alberta De Simone, allora sindaco della città – ricorda Renzulli -. Una battaglia giusta per consegnare questo parco alla città e scongiurare il tentativo di fare una lottizzazione per realizzarvi villette». Nelle immagini un grande vuoto appare: «Una ferita al cuore, non ci sono più gli alberi» rincara la dose l’ex consigliere comunale di destra Ermelindo Romano: «agli ambientalisti e a chi fa le battaglie per il verde dico, non c’è bisogno di andare in Amazzonia, venite qui. Protestate qui». Renzulli coglie l’occasione per spiegare le ragioni della discesa in campo. Sul banco degli imputati finisce sia la maggioranza che l’opposizione «dal 2012 la politica atripaldese ha occupato tutti i posti di governo e di minoranza con gli stessi personaggi che si alternano tra di loro. Non c’è un luogo politico per la discussione in città e anche il consiglio comunale è svuotato perché tutto si decide attraverso le determine come la gara europea sui nuovi parcometri da un milione di euro» accusa Renzulli. Racconta le difficoltà incontrate finora e anche le minacce di denunce «ma noi siamo uomini liberi. Abbiamo costituito un’associazione e un comitato di una trentina di persone. Maggioranza ed opposizione non fanno politica per Atripalda, ma per conquistarsi una posizione politica. Atripalda non vinee servita ma ci si serve di Atripalda». Infine ei rivolgono ai cittadini “liberi” di proporsi «abbiamo fatto un passo indietro noi perché probabilmente siamo divisivi– concludono Renzulli e Romano – ma abbiamo lanciato un appello alla città: dopo trent’anni pensiamo che possa bastare così».

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