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“San Lorenzo: la Chiesa dei poveri in un mondo che brucia e sanguina”, tavola rotonda in città

Pubblicato in data: 1/9/2023 alle ore:15:12 • Categoria: Cultura

Dopo la celebrazione dell’eucaristia, presso la chiesa di san Lorenzo, sede del Punto Pace di Pax Christi, ha avuto luogo il 9 agosto un Tavolo della Pace, con la partecipazione dei più noti gruppi impegnati in questo ambito, nell’intento di coordinare tale movimento e renderne più efficace la diffusione.

Come già rilevato da Marco Cillo, occorre evitare che, pur nel rispetto della loro molteplicità, tale impegno, già molto arduo, sia irriso dai media e dall’opinione pubblica come idealismo utopistico di pochi gruppi.

Evidenziando tale difficoltà, Silvio Di Rienzo ha rilevato le ambiguità che con il tempo si sono create nel linguaggio comune, identificando la “carità” come elemosina o elevazione ascetica e l’impegno per un “regno di giustizia e di pace” come ingerenza politica o anche solidarietà, filantropia, beneficenza di carattere laicista. Fausto Baldassarre ha quindi evocato, in questo senso, l’influsso degl’illuministi e dei positivisti.

Gerardo Salvatore ha condiviso tale analisi, ricordando l’impegno assunto dal mondo cattolico con la “Rerum novarum” e il movimento cattolico, sviluppatosi dopo il conflitto mondiale,particolarmente con le Acli. Luigi Ferrara sottolinea inoltre il ruolo svolto da Pax Christi in tutti questi anni, diffondendo in tutto il mondo l’urgenza di un superamento dei conflitti, che sono la causa maggiore delle devastazioni, della miseria e della morte di tante persone innocenti.

Molto condiviso l’intervento di Antonio Carpentieri, preoccupato per l’immobilismo determinato dalla pandemia e l’opportunità di incontri più frequenti, tali da non ridursi all’accusa di “solite chiacchiere”. Non si può pretendere di cambiare subito il mondo. Una pretesa che sarebbe assurda se nello stesso tempo l’alternativa dovrebbe essere il meschino “far nulla”. Se si trattasse anche solo di superare l’indifferenza egoistica, la dispersione e il fatalismo sarebbe già molto.

Giuseppe Caputo ha concluso con un’ampia visione delle condizioni di sfruttamento, di disuguaglianza e di disperazione in cui si trovano soprattutto i paesi del terzo mondo e dell’Africa in mondo particolare. Paesi di per sé ricchi di risorse che, invece di favorire la difesa dei diritti umani e lo sviluppo, vengono contese dai poteri forti con la facile corruzione e le guerre etniche, alimentate dai grandi produttori di armi.

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