sabato 21 ottobre 2017
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Settimana del benessere psicologico, incontro con gli esperti sabato pomeriggio nella sala consiliare di Atripalda

Pubblicato in data: 24/11/2011 alle ore:20:50 • Categoria: Attualità, SocialeStampa Articolo

psicologia e famigliaNell’ambito della seconda edizione della Settimana del benessere psicologico, l’Ordine degli Psicologi della Campania ha promosso grazie alla disponibilità di molti Comuni una serie di iniziative volte a sensibilizzare le persone intorno al tema della famiglia. Il titolo dell’incontro è “Quale famiglia oggi? Tra prevenzione e cura lo psicologo promuove benessere“. L’obiettivo è quello di dare ai cittadini uno spazio di riflessione intorno al tema della famiglia offrendo un’opportunità di spazio e di confronto grazie alla presenza di alcuni specialisti. Parleranno i seguenti relatori, sui rispettivi temi: Dott.ssa Maria Figlia: “La comunicazione e la gestione dei conflitti all’interno della famiglia“, Dott.ssa Stefania Muscetta: “Crescendo tutto passa? Tra pediatria e psicoterapia“, Dott.ssa Maria De Cola: “Il corpo come strumento originario di conoscenza e comunicazione”, Dott. ssa Ilaria Giordano: “La famiglia in trasformazione: Riflessioni conclusive“. L’incontroè previsto per sabato 26 novembre alle ore 17 presso la Sala consiliare del Comune di Atripalda con la partecipazione del Dott. Antonio Tomasetti.
Dottoressa Muscetta, i conflitti in famiglia, spesso, possono creare strascichi irrisolvibili. Quanto può la Psicologia evitare questo triste epilogo e la frattura di un nucleo familiare?
«Credo che sia auspicabile promuovere interventi mirati di tipo psicologico che siano in grado di favorire in ciascun membro familiare una presa di coscienza ed una assunzione di responsabilità di quel che può accadere in alcuni momenti complessi che la vita riserva. Lei ha parlato di strascico, di fratture. Entrambi questi concetti rimandano alla tendenza piuttosto diffusa a rimanere passivi di fronte al malessere psicologico, a non considerare la crisi come un segnale da decifrare, un campanello d’allarme, che se ignorato, diventa come una mina che rischia di scoppiare all’improvviso: il tragico epilogo a cui lei faceva riferimento. Intervenire con tempismo, evitando di rinviare sempre la soluzione di una problematica familiare, offre migliori garanzie di venirne a capo: le dinamiche familiari sono come una matassa, più si ingarbugliano e più passa il tempo, più si sedimentano alcuni comportamenti distorti, più è difficile trovare il bandolo e riannodare i fili. Il titolo del mio contributo è”Crescendo tutto passa?”, ed affronta il tema degli effetti della mancata prevenzione del disturbo psichico in età evolutiva».
Quello di “famiglia” è un concetto in continua evoluzione. Come sta cambiando?
«A maggio del 2010 a Firenze si è tenuto un convegno internazionale dal titolo “Famiglie in trasformazione. Molti psicoanalisti si sono interrogati sulle nuove configurazioni familiari, sulle nuove identità familiari, chiamate identità a patchwork. Assistiamo all’aumento di separazioni e divorzi, delle famiglie ricostituite, ricomposte, monoparentali, dei singles, delle famiglie multietniche, dei casi di fecondazione assistita. Si è diventati mobili, flessibili.Tutto ciò ha prodotto una modificazione anche delle mete da raggiungere, a volte si rinuncia anche alla necessità stessa di avere degli ideali, nella cinica illusione di ottenere tutto e subito».
Quali sono i consigli che può dare ai genitori per migliorare il proprio rapporto con i figli?
«Non è facile rispondere a questa domanda, senza rischiare di essere superficiali. In realtà nella pratica clinica mi capita molto raramente di dare consigli, perché penso che il paziente che ho di fronte deve essere messo nelle condizioni di ritrovare la sua strada, di rimuovere quegli ostacoli che durante il percorso gli hanno fatto smarrire la rotta. Vedo continuamente genitori smarriti, disorientati, impotenti, molti di loro evitano qualsiasi forma di contrasto, non pongono più limiti e questa attitudine alla rinuncia di una funzione genitoriale provoca nei figli una pretesa continua. Molti genitori non si accorgono di alimentare il narcisismo nei loro figli».
Come si deve comportare un genitore di fronte alle difficoltà di comunicazione che, alle volte, nascono per la differenza di età e di esperienza?
«Rispetto a quanto ho detto, mi sentirei di aggiungere che uno scarto generazionale è sempre scontato e forse auspicabile per la crescita: esiste una fase della vita, l’infanzia, in cui si ha bisogno di identificarsi con i propri genitori, un modo per acquisire un patrimonio affettivo che diventa una riserva emotiva importantissima. Poi dall’adolescenza in poi, grazie alla spinta puberale, si ha la necessità di diventare protagonisti del proprio destino, di scegliere la propria trama e questo movimento è quasi mai indolore! I genitori non dovrebbero mai rinunciare al ricordo della loro adolescenza, sarebbero sicuramente facilitati ad entrare in contatto più profondamente con i loro figli, a migliorare la comunicazione. Devono però rimanere sempre genitori, senza generare confusione nei ruoli».

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