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Crisi al Comune, per Luigi Caputo è la fine di un ciclo in città

Pubblicato in data: 23/12/2011 alle ore:12:55 • Categoria: Politica, Partito della Rifondazione ComunistaStampa Articolo

prc_logoNella crisi infinita di Atripalda non è mancato proprio nessun ingrediente:
l’ultimo colpo di scena in ordine di tempo è il turn over di quasi mezzo Consiglio comunale in seguito alla maxi-surroga del 20 dicembre. Un finale rutilante –  di certo non previsto da una regia fallace e autolesionista – rivelatosi fatale per un PD che da questa
vicenda esce schiantato e frantumato: gruppo consiliare decimato, dirigenza cittadina fuori dal Consiglio, spaccatura tra organismi locali e provinciali.
E’ fallito il tatticismo esasperato di chi, dopo la conclamata insanabilità della frattura fra sindaco e gruppo consiliare, ha cercato a tutti i costi di arrivare all’obiettivo ultimo, disarcionare il primo cittadino, senza pagare alcun prezzo, rifiutando cioè di assumersi  la responsabilità della crisi.
Una strategia, questa, che per rivelarsi efficace avrebbe presupposto una linearità di condotta rigorosa e un’assoluta coesione interna: requisiti entrambi latitanti in questo momento nel PD atripaldese, come dimostra la grottesca vicenda delle dimissioni dei consiglieri – inizialmente concordate con settori della minoranza – risoltasi in un clamoroso boomerang per la clamorosa defezione di due consiglieri PD.
L’ostinazione, indubbiamente degna di miglior causa, di Laurenzano (e dei suoi eventuali spin doctors) a rimanere in sella, sfruttando i clamorosi errori altrui e i margini di manovra di natura procedurale e  giocando l’un contro l’altro i veti incrociati tra PD e “Cives”, ha fatto il resto.
Anche se la situazione è in pieno divenire e tuttora aperta a ogni esito – scioglimento anticipato o conclusione regolare del mandato amministrativo – un dato è acquisito: questa crisi  segna la chiusura di un ciclo, quello inauguratosi nel 1998, in particolare per la classe dirigente che lo ha incarnato e ne assicurato nel corso di questi anni la continuità.
Oggi questo logoro ceto politico (ci sono amministratori che non solo calcano la scena da decenni ma – ciò che maggiormente rileva – in alcuni casi non hanno mai conosciuto altra forma di impegno politico all’infuori della gestione di deleghe ed assessorati) appare fortemente delegittimato e, travolto dai propri insuccessi, difficilmente potrà ripresentarsi al cospetto dell’elettorato.
L’azzeramento dei gruppi dirigenti, in questo delicato tornante, non risponde infatti alla pretenziosa richiesta di qualche forza politica ma a una necessità imposta dai fatti.
Solo così si potrà evitare di regalare alle destre la vittoria su un piatto d’argento la prossima primavera, eventualità che, evidentemente, come comunisti ci preoccupa non poco.
All’orizzonte, intanto, si profila già il rischio di soluzioni trasformistico-qualunquistiche (nel nome di un civismo che ancora alberga in molte menti e in molti cuori), ovvero dell’avvento di “uomini della provvidenza” dei quali non si avverte, sinceramente, alcun bisogno, nemmeno se dovessero passare per il lavacro purificatore delle primarie.
Un dato è certo: la città non può più avvitarsi nella mediocre e rissosa routine senza slanci e senza passione di questi anni grigi e anonimi.

Luigi Caputo
Partito della Rifondazione Comunista/FdS Atripalda

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