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Monsignor Luigi Barbarito, il centenario nella chiesa madre di Sant’Ippolisto con il sindaco e il vescovo di Avellino. Foto

Pubblicato in data: 21/4/2022 alle ore:14:33 • Categoria: Attualità, Cultura

«Quello di oggi è un omaggio doveroso che la comunità di Atripalda doveva necessariamente tributare a monsignor Luigi Barbarito, figura prestigiosissima di pastore della Chiesa e di diplomatico della Santa Sede, a cento anni dalla sua nascita. Monsignore, molto amato tra i nostri concittadini, non ha mai dimenticato le sue radici ed ha portato il nome di Atripalda nel mondo».
A parlare è il sindaco Giuseppe Spagnuolo, intervenuto nella chiesa madre di Sant’ippolisto Martire con monsignor Arturo Aiello, Vescovo della Diocesi di Avellino, alla presentazione del volume “Un diplomatico a misura d’uomo, monsignor Luigi Barbarito, atripaldese. Scritti, immagini e testimonianze nel centenario della nascita” a cura del professore Antonio Polidoro.
A fare gli onori di casa don Fabio Mauriello, parroco di Sant’Ippolisto Martire. Sono intervenuti, oltre all’autore, don Ranieri Picone, parroco della Chiesa del Carmine e Stefania Urciuoli, assessore alla Cultura.
«Ringrazio il Vescovo, monsignor Aiello – ha aggiunto il primo cittadino – perché con la sua presenza conferma il legame saldo con la nostra comunità, proprio come solido era il rapporto che monsignor Barbarito aveva con Atripalda, che era la sua città, il luogo che rappresentava le sue origini, era il posto del cuore da cui non si è mai distaccato anche quando si è trovato a girare per il mondo per portare avanti il suo compito e la sua attività. Monsignor Barbarito ha sempre testimoniato il suo legame autentico con Atripalda. Ecco perché abbiamo voluto sostenere in ogni modo l’iniziativa di questa sera. Oggi – ha concluso il primo cittadino – in un contesto internazionale così effervescente e drammatico, la figura di monsignor Barbarito è di grande insegnamento perché è stato uomo di confronto e di dialogo tra i popoli. Negli anni, da Nunzio Apostolico della Chiesa cattolica, ha sparso semi di pace nel mondo e oggi, che siamo prossimi ad incrociare un buco nero della storia, tutto questo ha grande rilievo e grande potenza evocativa».
A concludere il confronto il vescovo di Avellino che ha evidenziato la sua preoccupazione sulla cremazione: «nella dimenticanza imperante e non riconoscenza possa farci dimenticare tutto e tutti. A ciò si aggiunge una smania di polverizzare anche le ossa e possibilmente disperderle. Altro è avere una tomba e altro non avere niente, anche se è consentita dalla Chiesa. Ma questa mania è allarmante e mi sembra che risponda ad una visione della vita che si conclude con la morte umana e poi non c’è più niente. Mentre noi che abbiamo letto i sepolcri e diciamo le urne dei forti sono importanti perché accendono gli animi. Ma se queste urne non ci sono più dove andiamo a prendere forza. Per fortuna l’urna di monsignor Barbarito c’è, sta qui in questa chiesa. Questo testo aiuta a non perdere la memoria». Poi infine Aiello conclude: «tutto quello che ha fatto monsignor Barbarito in giro per il mondo in rappresentanza del Papa lo deve a questa città e lo deve ai primissimi anni della sua vita perché il mattino della vita ha l’oro in bocca. La grandezza di un uomo sta in tute le cura ricevute da bambino nei primi dieci anni. E la sua culla è stata Atripalda di un secolo fa con i suoi valori, la famiglia, i luoghi, i racconti e la storia. E questo ha dato l’imprinting a questo grande uomo».

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