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Parla Antonio Fraire, segretario generale del Comune

Pubblicato in data: 24/2/2010 alle ore:16:00 • Categoria: Attualità, ComuneStampa Articolo

Antonio FraireLa notizia del trasferimento dal prossimo primo marzo del direttore generale del comune di Atripalda, Antonio Fraire (foto) al comune di Avezzano ha suscitato polemiche e preoccupazioni in città sia da un punto di vista politico che amministrativo.
A pochi giorni dall’addio, il segretario comunale traccia un bilancio dei suoi undici anni a Palazzo di città. L’intervista è stata rilasciata all’addetto stampa del comune, Ciro De Pasquale.

Perché ha deciso di lasciare il comune di Atripalda?
«Voglio innanzitutto precisare che il mio trasferimento presso un’altra sede non è altro che un normalissimo avanzamento di carriera. L’ordinamento dei segretari comunali, difatti, prevede una progressione legata alla fascia demografica dei comuni. Per poter avanzare, occorre diventare titolari di un comune appartenente ad una fascia demografica maggiore. Quando mi si è presentata l’opportunità di andare al comune di Avezzano, di fascia superiore a quello di Atripalda, cosa maturata negli ultimi quindici giorni, ho dovuto decidere in tutta fretta. Ho chiesto il parere alla mia famiglia e ad alcuni amici che, pur facendomi riflettere sul disagio a cui vado incontro, hanno sostenuto la mia scelta. Ancor prima di essere definitivamente convinto, ho comunicato la cosa al Sindaco Laurenzano. Soltanto dopo ho comunicato la mia accettazione al Sindaco di Avezzano».
Si aspettava una simile “reazione mediatica” e politica da parte della minoranza consiliare?
«Sinceramente no, non avrei mai immaginato che questa vicenda potesse destare tanta attenzione proprio in considerazione della normalità, per la categoria a cui appartengo, della mobilità. Ad Atripalda sono titolare da undici anni, mentre la permanenza media presso una sede è di sei – sette anni».
Eppure, qualcuno non ha esitato a parlare di “fuga” e di “disastro” finanziario ormai certo e annunciato…
«Non condivido assolutamente la definizione di “disastro” rispetto alla reale situazione economica dell’ente, data dalla stampa locale. Già in precedenza ho avuto modo di chiarire alcuni aspetti finanziari critici del comune di Atripalda e degli sforzi fatti dall’Amministrazione comunale per porvi rimedio. Non ci ritornerò sopra, ma voglio sottolineare che sono state adottate tutte le misure necessarie per far fronte ad un deficit di cassa, determinatosi progressivamente non certo per un’allegra gestione dell’ente, ma per fatti legati alla politica economica nazionale, quali la progressiva riduzione dei trasferimenti statali e la contrazione della possibilità di investimenti per i vincoli imposti dal rispetto del patto di stabilità, nonchè da scelte amministrative locali quali la stabilizzazione di lavoratori socialmente utili che, al di là di qualsiasi giudizio, ha dato serenità a ben ventidue famiglie atripaldesi. Da qui l’origine delle difficoltà di far fronte economicamente ad una spesa consolidata alta, a fronte di risorse pubbliche sempre più esigue e la conseguente esigenza di richiedere la contribuzione dei cittadini per l’intera copertura del costo dei servizi come ad esempio la tassa rifiuti».
Cosa ha fatto e sta facendo l’Amministrazione comunale Laurenzano per porre un rimedio alla crisi?
«Il Comune ha sempre risposto con rigore a tali difficoltà, anche quando ha messo in atto strumenti di finanza innovativa, come gli Swap, che dapprima si sono rivelati utili per alleggerire la pressione debitoria, ma quando se ne è registrata la pericolosità in occasione dell’aumento dei tassi Euribor, sono stati estinti con grande tempestività e in perfetto equilibrio economico, apprezzato anche dalla Corte dei Conti. Hanno fatto seguito energiche misure di salvaguardia, consistite nell’alienazione o valorizzazione dei beni comunali, secondo la strada indicata dal legislatore, ed oggi è possibile affermare che non vi sono pendenze a cui l’ente non ha fatto fronte. Certo, le misure adottate, tutte avviate, devono giungere a compimento, auspicabilmente presto, e probabilmente corrette qualora sia necessario. Occorrerà approvare bilanci rigorosi, esigenza che non è solo del comune di Atripalda ma di tutti gli enti locali di Italia, a cui a mio giudizio, lo Stato ha presentato un conto salatissimo. Basta guardarsi un pò in giro o parlare con qualche sindaco per rendersi conto di quanto il fenomeno sia comune a tutti, al punto che l’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) propone eclatanti azioni di protesta».
Amministrare un comune che vive le difficoltà economiche e finanziarie di Atripalda è oggi impossibile?
«Le risorse disponibili per un amministratore sono sempre più scarse e governare un comune come Atripalda diventa sempre più difficile, ma non impossibile. E’ necessario gestire l’Amministrazione comunale con molto rigore, come ad Atripalda si è sempre fatto. Soprattutto occorre molto lavoro, ancora di più rispetto a quello a cui si è già abituati sia da parte della struttura, che va potenziata, sia da parte degli amministratori».
Questo appare come un disastro economico annunciato?
«Non credo proprio, sono sicuro anzi che l’Amministrazione comunale, con le opportune scelte e con nuovi strumenti di gestione saprà farvi fronte, come ha già fatto, del resto, fino ad oggi».
Cosa avrebbe voluto fare ad Atripalda in questi undici anni e non è riuscito a fare?
«Occorre premettere che i compiti assegnati dalla legge al segretario comunale sono sostanzialmente di coordinamento della struttura amministrativa e di collegamento tra questa e la parte politica, in modo tale che tutte le scelte strategiche dell’Ente possano tradusi in azioni concrete che permettano il raggiungimento degli obiettivi prefissati con le risorse, umane e materiali, disponibili. Per fare questo occorre che l’organizzazione sia professionalmente preparata, efficiente e flessibile, proprio come in un’azienda privata. Ho lavorato molto sotto questo aspetto ma alla fine ho dovuto registrare risultati inferiori alle attese perchè non è stato possibile formare sistematicamente il personale dipendente e potenziare l’organico con figure professionali più attuali, come pure era stato previsto, per le limitazioni alle assunzioni poste dalla legge e per la situazione finanziaria in genere. Non è un problema solo del nostro comune, ma certamente è difficile raccogliere le sfide che oggi deve affrontare una moderna amministrazione di un ente territoriale, quale è un comune, se non ha risorse adeguate».
Quali stati d’animo sta vivendo in questi giorni?
«Non saprei dire, certamente ho gradito gli auguri e l’incitamento che da più parti mi è venuto ma non posso nascondere una certa preoccupazione per il disagio a cui vado incontro. Mi faccio forza perchè sono fermamente convinto che in qualsiasi stagione della propria vita occorre accettare le sfide che si presentano. In fondo un pò di sacrificio può far bene».
Quali ricordi porterà con sé e quali aspettative nutre sulla nuova avventura ad Avezzano?
«Quello che affronto è solo un passaggio obbligatorio di carriera, per il resto mi auguro di potermi fare sempre la passeggiata con mia moglie ed i miei amici in piazza la domenica mattina ad Atripalda».

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