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L’indifferenza che uccide, la nota di Cinzia Spiniello (Sel)

Pubblicato in data: 17/2/2011 alle ore:10:00 • Categoria: Politica, Sinistra Ecologia e LibertàStampa Articolo

imagesE’ questo il prezzo da pagare per aver creato una quotidianità di plastica dove le anime deboli e sensibili soccombono sotto il peso di un’esistenza amara e incupita? Un suicidio può ferire una comunità, due destano più di una preoccupazione, tre suicidi in meno di due mesi assumono i connotati di qualcosa di più profondo, quasi seriale e che non può non suscitare indignazione per l’indifferenza, che precede e avvolge la morte cercata, che pervade questo paese e la società in genere. Tutti noi dovremmo impegnarci a rispondere, a nessuno è concessa l’assoluzione dalle proprie responsabilità.
Atripalda non è più da lungo tempo “la cittadina ridente che sorge sulle sponde del fiume Sabato“, un tempo le persone non si sentivano sole, un tempo la comunità si stringeva intorno ai problemi di tutti, condividendone il disagio, la malattia, la mancanza di lavoro, la povertà ma anche la gioia, i momenti individuali divenivano collettivi, condivisi e meno complicati da affrontare e superare. Oggi troppo spesso siamo rassegnati all’evolversi delle cose e alla loro ineluttabilità, troppo spesso crediamo falsamente di essere inermi, impotenti, di fronte al grande drago della quotidianità che ci spinge sempre più ad occuparci solo di noi stessi, delle nostre “sventure” ritenendole esclusive incondivisibili, senza uno sguardo attento,sereno ed obiettivo a ciò che ci circonda, perchè altrimenti ci accorgeremmo che determinate problematiche sono più diffuse e vicine di quanto si possa ritenere.
Ma cosa mai potremmo essere noi di così speciale, rispetto all’immensità fuori di noi? Abbiamo il mondo reale a portata di mano eppure non ci occupiamo più del vicino di casa, del conoscente, del passante, preferiamo entrare in casa chiudere la porta e accendere la tv. La tv un tempo occupava il posto giusto, il salotto, la giusta dimensione di pollici e il giusto tempo; oggi il televisore in casa è certamente più di uno, la dimensione è diventata incontenibile, magari in soli venti metri quadri campeggia un televisore al plasma ultima generazione da 50 pollici. Preferiamo vivere le vite degli altri attraverso un filtro, che spesso nasconde una marea di bugie, perchè è di questo che si tratta, che si parli di dolore o di gioia, lo vogliamo vivere comodamente seduti in poltrona magari anche con i popcorn. La realtà ci sfugge di mano, scivola via e nemmeno ci accorgiamo di essere un ingranaggio di un sistema che esploderà, che già sta esplodendo. Le tragedie quando avvengono sono sempre annunciate, basterebbe coglierne le sfumature, troppo spesso la cronaca ci riconduce a frasi di circostanza, a pagine che voltiamo con la stessa faciltà con cui ci cambiamo d’abito, siamo diventati impermeabili sotto la pioggia, siamo sollevati al sol pensiero che tanto a noi mai potrà accadere, senza sapere che ci è già accaduto. Ecco spiegati gli applausi che sempre più spesso accompagnano i funerali, applausi insensati, come se un applauso servisse a rendere a quel dolore, a quella perdita una gratificazione. Applausi al funerale di un giovane morto in un incidente d’auto, applausi al funerale dei soldati morti nelle missioni all’estero, applausi a vittime di stupri… applausi. Dovremmo riuscire a ritrovare quel momento in cui è successo, quel momento in cui è successo che abbiamo smesso di occuparci degli altri per occuparci solo di noi stessi pensando che ciò potesse preservarci dal dolore, ma se oggi abbiamo capito che è stato un errore e che non può esistere in nessun modo una felicità individuale, allora abbiamo il dovere di porvi rimedio, altrimenti sarà tutto inutile non riusciremo mai a dare un senso alla nostra vita.Cinzia Spiniello, componente assemblea provinciale Sel

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