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Festa del 25 aprile, lettera immaginaria a Sandro Pertini da Luigi Caputo (Prc)

Pubblicato in data: 25/4/2011 alle ore:15:18 • Categoria: Attualità, Politica, PrcStampa Articolo

sandro-pertiniCaro Sandro,
Ti scrivo, e non è per distrarmi un po’, o forse sì, per allontanare i fantasmi, ahimé, reali, di un’Italia che appare sempre più opaca e irriconoscibile.
Anche limitandosi all’ultima settimana, il campionario
delle notizie dall’abisso è vasto ed inquietante: in un Parlamento per la prima volta nella storia della Repubblica privo di socialisti e comunisti, qualcuno vorrebbe eliminare
il divieto di ricostituzione del partito fascista, qualche altro stravolgere lo stesso articolo 1, introducendo un non meglio precisato primato delle Camere (in realtà il primato dell’attuale dominus delle stesse, Berlusconi), già oggi ridotto a dispositivo di produzione di norme ad personam e che tra qualche settimana si troverà a discutere una “riforma epocale della giustizia”
concepita in realtà per normalizzare i giudici, a partire dalla liquidazione dell’autonomia del loro organo di autogoverno. In questi giorni il “dibattito politico” è dominato da una discussione, alquanto surreale, sull’opportunità delle dimissioni, peraltro giuridicamente impossibili, dalle liste del PdL (sigla che sta per Popolo della Libertà) per il Consiglio comunale di Milano, di un signore artefice di un manifesto in cui si invoca l’allontanamento delle BR dalla Procura di Milano, dove le BR (che tu hai conosciuto bene e hai combattuto) sarebbero i magistrati. Qualche settimana fa, inoltre, l’ingresso nel governo di una formazione di estrema destra è passato come un fatto di ordinaria amministrazione, mentre ha suscitato una vivace discussione la proposta di istituire una commissione di inchiesta sui libri scolastici di storia.
Al di fuori del “Palazzo”, il fatto del giorno è rappresentato dalla questione della sorte da riservare a circa 200 rom, cacciati dalle loro baracche a Roma da un Sindaco ex (o forse sarebbe meglio dire neo) fascista, che li ha eletti a “pericolo pubblico n.1” e che dopo la distruzione di ogni campo fa affiggere dei manifesti trionfali, come tanti bollettini di guerra.
Ah, dimenticavo. Da circa due mesi siamo in guerra (una guerra non dichiarata, naturalmente) contro un Paese (una ex colonia che dall’Italia ha subito un vero e proprio genocidio), con cui peraltro circa un anno fa è stato firmato un trattato di amicizia e il cui capo di Stato è stato ricevuto dal governo con tutti gli onori (ed anche di più).
Caro Sandro, Ti scrivo anche perché quella di oggi, la Liberazione, la gran festa d’aprile, era la tua festa di combattente per la libertà che mai si piegò al giogo della dittatura, che lo spirito della Resistenza ha incarnato in tutta la sua militanza politica, da partigiano-presidente ma anche prima, nelle fasi,
a volte tese e contrastate, dei primi decenni della Repubblica. Come nel 1960, quando, di fronte al tentativo di legittimare i neo-fascisti, e di inserirli addirittura nell’area della maggioranza di governo, ti collocasti idealmente alla testa del movimento dei nuovi resistenti, proclamando il “NON PASSERANNO”, con un discorso nella tua Genova, che diede l’avvio al grande moto popolare che, pagando un pesante tributo di sangue, travolse Tambroni e le sue manovre reazionarie restituendo all’Italia una prospettiva di evoluzione democratica nel solco della Costituzione.
O, ancora, come nel 1969, quando, recatoti a Milano all’indomani della strage di Piazza Fontana in veste di presidente della Camera, ti si presentò davanti il questore Guida, famigerato per i suoi metodi da aguzzino nei confronti dei confinati politici durante il Ventennio, e rifiutasti platealmente di stringergli la mano, rimarcando così che l’ingiusta reintegrazione di tanti ex fascisti nelle strutture dello Stato democratico non poteva certo cancellare le loro malefatte.

Io naturalmente non ho soluzioni per uscire dalla palude in cui si trova oggi il nostro Paese.
Non mi impressionano, in verità, anche perché ci sono sempre stati, i provocatori che approfittano della ricorrenza del 25 aprile per farsi della facile quanto nefasta pubblicità con le loro scorribande teppistiche; preoccupano piuttosto l’estraneità ai valori costituzionali di una parte del Paese che sembra compiacersi della propria ignoranza storica, l’anticomunismo (in parte postumo) becero di chi individuando dei nemici pensa di trovare la soluzione alle proprie inadeguatezze, il manicheismo di chi parla (anzi, grida) e non ascolta mai, l’analfabetismo civile scientificamente inculcato dall’alto.
Non ho, ripeto, ricette magiche. So però che quello che oggi non occorre , e che anzi può rivelarsi controproducente: non serve, ad esempio, propugnare la memoria condivisa, una forma di utopia regressiva rivelatasi funzionale in questi anni solo alla parte che non intende fare i conti fino in fondo con la propria storia. Non servono nemmeno, e anzi risultano senza senso, gli appelli alla pacificazione perché non siamo reduci dalla guerra civile. Occorre invece, insieme alla coerenza rigorosa con i valori dell’antifascismo, la consapevolezza estrema della realtà, senza la quale rischiamo di vedersi compiere sotto i nostri occhi una trasformazione molecolare della nostra democrazia che la porti ad essere, più di quanto oggi non sia già, qualcosa di diverso e di irriconoscibile.
Caro Sandro, vorremmo continuare a considerare l’azione vostra, di quanti, di ogni ceto e condizione sociale, assurti o meno agli onori della storia, vollero e seppero vincere, grazie a un grandissimo spirito di abnegazione, la battaglia contro il fascismo, come la preziosa testimonianza del passato, a cui guardare come a un punto di riferimento imprescindibile, e non come la profezia di un futuro in cui tocchi rivivere le stesse sofferenze di una storia tutto considerato ancora recente.
Solo così potremo dire di avere davvero appreso e messo a frutto la vostra lezione.

Saluti resistenti

Luigi Caputo

Federazione provinciale Partito della Rifondazione Comunista Avellino

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